Berducedo / Castro – 27 km

La mattina di san Lorenzo ci regala un cielo limpido pieno di stelle al posto della solita nebbia. Il prezzo da pagare è un vento gelido da cui proviamo a proteggerci con le mantelle ma i 6°C si fanno sentire.
Partiamo con un gruppo di spagnoli che hanno con se un cagnolino che non sembra aver particolarmente apprezzato la sveglia all’alba e si fa trascinare.
La strada nel bosco è coperta da lastroni di pietra tutti rotti e non è facilissimo camminare ma non è molto ripida e avanziamo velocemente fino a perdere le tracce degli spagnoli.

Albeggia quando iniziamo a camminare lungo la strada asfaltata che porta a La Mesa. Attaversiamo il paesino che dorme ancora con la sua splendida chiesetta romanica illuminata dal primo sole. Usciamo da La Mesa su una salita verticale ma la luce rosa del sole che illumina le nuvolette grige ci distrae abbastanza da non soffrire. 🙂

In cima alla salita inizia la discesa più lunga del cammino: più di 1000 mt di dislivello in circa 7km…le ginocchia della povera Manu fumano!! Scendiamo con vista su un bellissimo lago artificiale e in fondo attraversiamo la diga di Salime. Risaliamo sull’altro versante, finalmente al sole.
La cosa bellissima di oggi è che per due volte siamo scese su un versante della montagna, abbiamo raggiunto il fondo della valle e siamo risalite sul versante opposto, cosa che ci ha permesso di gustarci la vista di tutta la strada percorsa.

Appena arriviamo al sole spunta nel mezzo del nulla un bar con una splendida terrazza vista lago su cui ci coccoliamo con un buon caffè. Ripartiamo dopo una mezz’oretta durante la quale la strada si è popolata di pellegrini. Intercity Manu ha messo il turbo: camminiamo a 6 km/h in salita verticale!!! Raggiungiamo il gruppo dei ragazzi mantovani e li trasciniamo con noi.

Attraversiamo un boschetto e saliamo fino a raggiungere Grandas de Salime, la nostra destinazione…ma Manu mi stupisce ancora e super carica mi propone di fare altri 6km che ci separano dal prossimo paesino “perché ho letto che è più desolato e più bello…e per portarci avanti”.
Effettivamente ne vale assolutamente la pena: arriviamo in un delizioso paesino da presepe con chiesetta romanica e tutte le case in pietra. L’albergue è una casa con un portico di vite che ricorda le case greche.

Dopo la doccia andiamo ad un altro albergue per pranzo e lunga la strada un’anziana signora che stava stendendo il bucato, da dietro un muretto a secco ci ferma e come prima cosa ci dice: “dame un abrazo”! All’inizio pensiamo di non aver capito poi lei allarga le braccia, noi ci avviciniamo, ci abbraccia e ci dà un bacio!! Poi chiacchieriamo del più e del meno, ci dice che questo vento (sta soffiando a 46 km/h!!!!) l’ha visto in altri mesi ma mai ad agosto!
La salutiamo e proseguiamo sorridendo di questo bel incontro. Mangiamo un buon piatto di minestra e uno stufato poi collassiamo al sole.

L’ora dell’aperitivo ci vede a bere la sidra e a provare a versarla (bisognerebbe tenere la bottiglia 1 mt sopra al bicchiere per far areare la bevanda durante la caduta) e a giocare a dadi nella piazzetta del paese con altri pellegrini che descansano. 🙂

Borres / Berducedo – 29km

Solita partenza all’alba con tanta nebbia e umidità. La strada è larga e sterrata e sale dolcemente. Al primo bivio prendiamo la direzione giusta ma poi ci inoltriamo in un pratone e perdiamo la strada. Per fortuna dietro di noi spuntano altre due torce che ci riportano velocemente sul cammino. Unico inconveniente: l’erba alta ci ha infradiciato le scarpe. In realtà ha solo anticipato l’inevitabile, infatti dopo pochissimo inizia a piovere. Mettiamo il coprizaino e la mantella e ripartiamo.

Finché siamo nel bosco va abbastanza bene…la pioggia è bloccata un po’ dagli alberi e la nebbia non è così fitta. Il vero inferno inizia appena usciamo dal bosco: nebbia che non si vede a 50mt, pioggia sferzante e vento fortissimo che sale laterale dalla valle. Le mantelle ci fanno da spinnaker….ma purtroppo non siamo di poppa!!!

La strada si mantiene larga in mezzo ai prati…anzi ogni tanto si perde in mezzo al prato e dobbiamo andare a caccia di frecce gialle che indicano il cammino. Per 22km cammineremo solo in mezzo alla natura, senza attraversare neanche un paesino…e 22km vogliono dire 5 ore di cammino se siamo brave!!!

Continuiamo a salire: oggi tocchiamo il punto più alto del cammino primitivo. Quando arriviamo in cima il vento quasi non ci fa stare in piedi, le mantelle si scoperchiano ad ogni passo, ci schiaffeggiano la faccia e ci si appiccicano alle gambe: Manu lo definisce l’Inferno!!

Ci super un gruppo di ragazzi saltellando e ridendo: si vede che hanno 17 anni e noi ci sentiamo improvvisamente vecchie!
Poi naturalmente inizia la discesa verticale…le ginocchia fumano ma almeno aumentiamo un po’ i km/h!
La pioggia diminuisce ma non si ferma e in uno scorcio fra le nuvole intravedono un paesino. Cantiamo vittoria sicure che sia l’arrivo dei 22km in mezzo al niente e quindi che ci sia un baretto dove fermarsi qualche minuto a rifoccillarci ma appena arrivati ci rendiamo conto che era solo un miraggio: 4 malghe abbandonate e nessun segno di civiltà!!

Riprendiamo il cammino ma nel frattempo ci siamo ricongiunti ad altri due drappelli di pellegrini con cui ci facciamo forza a vicenda. Camminiamo ancora 1 oretta, stavolta in un bosco di felci: sembra di essere in una giungla tropicale. Arriviamo all’agognato paesino ma a prima vista non c’è traccia di bar.

Ripartiamo sconsolate e affaticate dato che sono ormai 6 ore che camminiamo senza mai fermarci ma dopo 200mt ecco spuntare due ombrelloni da bar! Evviva!! Cerchiamo riparo sotto la tettoia e svuotiamo le scarpe da cui esce un rigagnolo d’acqua: sappiamo già che non le vedremo più asciutte prima del ritorno a Milano!!
Beviamo un caffè bollente e mangiamo qualcosa. Siamo una 20ina di pellegrini (compresa la famiglia con due bimbi piccoli che avevamo già incrociato: sempre più stima per loro!!) rifugiati qui tutti insieme e si crea un bel clima di solidarietà.

Rimettiamo le mantelle e ripartiamo per l’ultima ora di cammino. Siamo decisamente tornate in forze e facciamo tutta la strada cantando a squarciagola e ridendo (forse complice la stanchezza). Arriviamo a Berducedo, troviamo posto in un albergue molto carino e ci infiliamo sotto la doccia bollente. Proviamo ad asciugare un po’ le scarpe con il phon ma non so quanto servirà!!

Dopo un abbondante pasto ci buttiamo sul letto per una pennichella e poi passiamo il resto del pomeriggio fra libro, chiacchiere con i pellegrini e birretta di rito. Sgranocchiamo qualcosa e facciamo provviste di acqua e colazione per domani. Nanna come al solito alle 9!! 🙂