Castro / Padrón – 27 km

Sgattaioliamo fuori dall’albergue silenzioso e ci troviamo sotto una nuova meravigliosa stellata. Ci fermiamo 5 minuti con il naso all’insù sbocconcellando un biscotto poi ripartiamo.

La prima oretta la facciamo fra bosco e strada ma l’asfalto non è ancora caldo e non ci sono macchine quindi non soffriamo. Il ginocchio di Manu però inizia a lamentarsi e l’Intercity accenna qualche battuta d’arresto.
Attraversiamo il paesino di Peñafuente e ricominciamo a salire nel bosco. Dopo un po’ attraversiamo un cancello ed entriamo nella zona delle pale eoliche. È bellissimo camminarci così vicino, sentire il rumore che fanno, vedere la forma delle pale. Costeggiamo le pale per qualche ora, in mezzo a cespugli di lavanda.
Il ginocchio fuma e ci costringe a rallentare e a fermarci ogni poco, fino a quando l’adorato Moment non fa effetto.

Scendiamo 500 mt di dislivello fino ad arrivare al paesino di Cabreira dove lasciamo le Asturie ed entriamo in Galizia: ce ne accorgiamo dal fatto che la conchiglia segnavia si gira di 180°, ora è la parte larga della conchiglia che punta verso Santiago, non più l’attaccatura. La cosa ci destabilizza per 1 minuto ma poi capiamo. Arriviamo a Fonfría dove ricarichiamo le borracce e poi proseguiamo fino Barbeitos dove facciamo la nostra adorata pausa caffè.

Siamo ricaricate e decisamente meno doloranti e in poco più di 1 ora raggiungiamo la città di A Fonsagrada, la più brutta cittadina vista finora con grandi caseggiati fatiscenti e negozi spogli che sembrano aver di recente passato una guerra. Entriamo in un supermercatino a fare la spesa perché nel paesino di stasera non c’è neanche un bar.

Cariche di provviste usciamo da A Fonsagrada e arriviamo in un paesino piccolissimo che si chiama Padrón dove c’è l’albergue. Inizia il descanso: doccia, pranzo, lavaggio panni e un po’ di sole (ma occhio a non bruciarsi i piedini se no domani urliamo doppio! 🙂

Andiamo a fare quattro passi per il paesino e facciamo acqua, poi massaggio di rito con olio di arnica e birretta ghiacciata! Stasera ci tocca pure cucinare perché non c’è niente intorno: ebbene si…dopo tutte queste ore di marcia non ho neanche voglia di mettermi ai fornelli! 😉

Berducedo / Castro – 27 km

La mattina di san Lorenzo ci regala un cielo limpido pieno di stelle al posto della solita nebbia. Il prezzo da pagare è un vento gelido da cui proviamo a proteggerci con le mantelle ma i 6°C si fanno sentire.
Partiamo con un gruppo di spagnoli che hanno con se un cagnolino che non sembra aver particolarmente apprezzato la sveglia all’alba e si fa trascinare.
La strada nel bosco è coperta da lastroni di pietra tutti rotti e non è facilissimo camminare ma non è molto ripida e avanziamo velocemente fino a perdere le tracce degli spagnoli.

Albeggia quando iniziamo a camminare lungo la strada asfaltata che porta a La Mesa. Attaversiamo il paesino che dorme ancora con la sua splendida chiesetta romanica illuminata dal primo sole. Usciamo da La Mesa su una salita verticale ma la luce rosa del sole che illumina le nuvolette grige ci distrae abbastanza da non soffrire. 🙂

In cima alla salita inizia la discesa più lunga del cammino: più di 1000 mt di dislivello in circa 7km…le ginocchia della povera Manu fumano!! Scendiamo con vista su un bellissimo lago artificiale e in fondo attraversiamo la diga di Salime. Risaliamo sull’altro versante, finalmente al sole.
La cosa bellissima di oggi è che per due volte siamo scese su un versante della montagna, abbiamo raggiunto il fondo della valle e siamo risalite sul versante opposto, cosa che ci ha permesso di gustarci la vista di tutta la strada percorsa.

Appena arriviamo al sole spunta nel mezzo del nulla un bar con una splendida terrazza vista lago su cui ci coccoliamo con un buon caffè. Ripartiamo dopo una mezz’oretta durante la quale la strada si è popolata di pellegrini. Intercity Manu ha messo il turbo: camminiamo a 6 km/h in salita verticale!!! Raggiungiamo il gruppo dei ragazzi mantovani e li trasciniamo con noi.

Attraversiamo un boschetto e saliamo fino a raggiungere Grandas de Salime, la nostra destinazione…ma Manu mi stupisce ancora e super carica mi propone di fare altri 6km che ci separano dal prossimo paesino “perché ho letto che è più desolato e più bello…e per portarci avanti”.
Effettivamente ne vale assolutamente la pena: arriviamo in un delizioso paesino da presepe con chiesetta romanica e tutte le case in pietra. L’albergue è una casa con un portico di vite che ricorda le case greche.

Dopo la doccia andiamo ad un altro albergue per pranzo e lunga la strada un’anziana signora che stava stendendo il bucato, da dietro un muretto a secco ci ferma e come prima cosa ci dice: “dame un abrazo”! All’inizio pensiamo di non aver capito poi lei allarga le braccia, noi ci avviciniamo, ci abbraccia e ci dà un bacio!! Poi chiacchieriamo del più e del meno, ci dice che questo vento (sta soffiando a 46 km/h!!!!) l’ha visto in altri mesi ma mai ad agosto!
La salutiamo e proseguiamo sorridendo di questo bel incontro. Mangiamo un buon piatto di minestra e uno stufato poi collassiamo al sole.

L’ora dell’aperitivo ci vede a bere la sidra e a provare a versarla (bisognerebbe tenere la bottiglia 1 mt sopra al bicchiere per far areare la bevanda durante la caduta) e a giocare a dadi nella piazzetta del paese con altri pellegrini che descansano. 🙂