Castroverde / Lugo – 26 km

Stamattina ce la prendiamo con calma…ehm…gli amici che stanno facendo la meravigliosa vita da spiaggia non credo concordino con questa affermazione dato che la sveglia è suonata alle 6…ma a noi è sembrato un lusso!!

Partiamo al buio con la solita colazione “on the way”.
Oggi la tappa dovrebbe essere breve secondo la guida…anche se alla fine il GPS segna 26 km quindi breve mica tanto!!!
Il vero problema è che la maggior parte é su strada asfaltata…e spacca i piedi, le caviglie e le ginocchia!!

In compenso potrei definirla la tappa “in compagnia”: la maggior parte del tempo abbiamo camminato in compagnia di qualche amico…prima incontriamo i 6 ragazzi mantovani che fanno colazione e optano per una deviazione (pazzi!!) per andare a vedere una chiesa romanica, poi ci raggiunge Lele, del trio dei padovani, che è rimasto solo e zoppica e insieme raggiungiamo i due “vet”(erinari) veneti. Il tempo, parlando, passa un po’ più in fretta…condividiamo le esperienze dei giorni scorsi, i timori organizzativi dei prossimi giorni in cui i cammini si mescolano e ci saranno molti più “concorrenti” per i posti negli albergue.
Entrando a Lugo becchiamo anche “Lo sborone” con la sua pazientissima compagna di cammino che naturalmente si vanta delle sue prossime e future imprese…mah!!!

Al 9° giorno di cammino posso dire che la fatica è quasi al 100% una questione di psicologia: ieri la tappa è stata molto, molto più faticosa con salite e discese ripide, lunghe ore senza ristoro, tanto caldo…ma è passata “velocemente”. Oggi le aspettative sono di una tappa facile e corta…e il nostro corpo era preparato a questo. Quindi il fatto che, nonostante i km scorrano, la meta rimanga lontana, che 10 minuti sul cemento sembrino durare un’eternità, che ogni conversazione sembri troppo breve….è solo segno che le aspettative non corrispondevano alla realtà!! O forse è solo la prima grande vescica che è spuntata sul tallone che mi ricorda ogni metro che percorro?!

Avvistiamo Lugo, una città rotonda in cima ad una collina con palazzoni moderni, colorati ed anonimi fuori, ma con un cuore antico protetto dalle mura romane. Ci fermiamo a fare colazione in piazza con caffè e torta. In questa zona, in quasi tutti i bar, hanno la bellissima abitudine di passare fra i tavoli con stuzzichini vari all’ora dell’aperitivo quindi dalla torta passiamo direttamente alla tortilla di patate, cozze in umido, mozzarelline in carrozza e crema di funghi…ma alla fine è mezzogiorno….che male c’è?!

Attraversiamo tutta la città, saliamo e scendiamo ripide rampe di scale e finalmente arriviamo all’ostello. Le attività del pomeriggio sono più o meno sempre quelle: pisolino, biancheria, birretta. Mangiamo alle 6.30 : siamo decisamente sballate come orario….non sappiamo se stiamo facendo un pranzo spagnolo o una cena tedesca…ma l’importante è nutrirsi: domani ci aspettano 33 km e tanto cemento!!

Facciamo un paio di km dopo cena giusto per “far girare l’acido lattico”…e poi ci rilassiamo con libro e chiacchiere prima della nanna!
Siamo esattamente a -100 km da Santiago!!!! 😀

Padrón / Castroverde – 33 km

La tappa di oggi si prevede lunga (33 km) ma, dai commenti su internet e a giudicare dalle carte altimetriche, facile e tranquilla. Io invece la chiamerei la tappa infame: è vero, ogni chilometro probabilmente finisce con un saldo altimetrico pari a 0 ma è composto da 500 mt di salita verticale e altrettanti di discesa verticale, un andamento davvero imparagonabile a quella degli altri giorni!!

Alle 5.30 inizia, rigorosamente al buio, la nostra danza di saliscendi. Per fortuna il cielo è limpido e pieno di stelle: vediamo anche due stelle cadenti lunghissime!
Dopo 1 oretta di marcia, mentre stiamo camminando su un sentiero in salita stretto fra i rovi, ancora al buio, ci troviamo davanti un grande covone di paglia che ci sbarra la strada. Ci chiediamo se non abbiamo sbagliato strada ma il GPS sembra dire di no quindi, ridendo e maledicendo il male ai muscoli, ci arrampichiamo e superiamo l’inaspettato ostacolo…ormai è diventato un allenamento da marines!!

L’arrivo in cima al primo picco della giornata ci regala  un’alba dagli splendidi colori. Discendiamo poi in una vallata ed entriamo in un banco di nebbia. La temperatura crolla improvvisamente di 10 gradi poi risale e inizia un saliscendi anche della temperatura che ha sbalzi di 5/6 gradi ogni tornante.

Come previsto, tutti i bar dei paesini che incontriamo lungo il cammino sono chiusi. Verso le 9.30, dopo 19km, arriviamo in un paesino dove sappiamo esserci un bar sul quale riponiamo tutte la nostra fiducia per un caffè: ancora una volta, con grande delusione e affaticamento, troviamo la saracinesca abbassata!

Ripartiamo e facciamo i 5km che ci separano da Cadavo, una cittadina un po’ più grande dove molti pellegrini fanno tappa. Finalmente troviamo un bar aperto (con delle orrende brioche confezionate) nel quale conosciamo un gruppetto di pellegrini che ci racconta che in quei giorni c’è la festa del paese e che ieri c’è stata musica fino alle 5 del mattino con i vecchietti del luogo scatenati che ballavano! Loro hanno festeggiato fino alle 2 ecco perché non sono ancora partiti: inizia a fare molto molto caldo e non li invidio per niente!!

Gli ultimi 8 km fino a Castroverde sono in discesa…molto in discesa. Cerchiamo di farla un po’ allegre per non soffrire troppo il male alle ginocchia e ci becchiamo anche i complimenti per il passo da un pellegrino che ha dimostrato doti di gran camminatore. Passiamo vicino ad un bellissimo monastero.
Arriviamo all’albergue seconde solo ad un gruppetto di giovani spagnoli con le gambe lunghe il doppio delle nostre…e ci riteniamo molto soddisfatte della nostra performance!! 🙂

A cose fatte scopriamo di aver fatto 1.100 mt di dislivello in salita e 1.700 in discesa, oltre ai 33 km…non stento a credere che l’ho trovata la tappa più difficile del cammino!! :-O

Ci trasciniamo in doccia e poi in un comedor a mangiare un po’ di pulpo a la Gallega, la specialità locale!
Torniamo all’albergue dove nel frattempo sono arrivate molte nostre vecchie conoscenze delle tappe precedenti. Molti si “leccano le ferite” (= si bucano le vesciche). Dopo un po’ di chiacchiere e di racconti ci appisoliamo. Ceniamo (ehm…forse chiamare cena le insalate pronte in vaschetta è un parolone ma in questo albergue ci sono fornelli ma non pentole o padelle né piatti quindi era l’unica alternativa possibile) tutti insieme all’albergue, da domani ci mescoleremo al cammino del Norte e dopodomani a quello francese quindi sarà sempre più difficile ritrovare gli stessi compagni di viaggio che ci hanno accompagnato fin qui. 😦