Isla Mujeres e Holbox

Ci svegliamo presto presto per goderci le ultime ore qui Isla Mujeres. Colazione in spiaggia, un po’ di blog, bagnetto, dondolarsi sulle altalene all’ombra delle palme,…this is life!! Prossima tappa Holbox. Riprendiamo il traghetto per tornare a Cancun e da lì, naturalmente ad un orario imprecisato, un pullman. Aspettiamo nel terminal dei bus dove decidiamo di prendere un frullato di frutta per pranzo. Ci mettono davanti un beverone da 1 litro!!

Saliamo su un pullman con morbidi (alias sfondati) sedili reclinabili (ma poi non tornavano più sù) e ci prepariamo ad un viaggio “comodo e piacevole”. Come non detto: dopo mezz’ora di scrolloni su strada statale anche io, che mi addormento moooolto difficilmente da seduta, mi abbandono al sonno. Dopo poco incomincia a piovere e improvvisamente mi arriva addosso una cascata di acqua ghiacciata che mi fa svegliare di soprassalto con un urletto. Purtroppo non è lo scherzone di un bulacco estivo…con la mia solita fortuna da un foro sopra di me entra tutta l’acqua della tempesta che si sta scatenano fuori!! Un ragazzo tedesco mi allunga un sacchetto di plastica che tengo vicino al buco e con cui raccolgo l’acqua. Poi prendo il coprizaino impermeabile e mi ci avvolgo dentro per riuscire a sedermi sul sedile fradicio…l’autista, avvisato del fatto, dice che è impossibile e non viene neanche a vedere…mah!!

Dopo un paio d’ore di viaggio scatta una nuova emergenza: il beverone di frutta sta facendo effetto e se non facciamo pipì moriamo. Capiamo che mancano 2 ore di viaggio e, forse anche per effetto psicologico, non resistiamo più. Manu tenta la posizione in piedi ma è troppo tardi. Una ragazza davanti a noi corre dall’autista e capiamo che ha lo stesso problema. Al terzo sollecito l’autista si ferma in mezzo alla strada, scendiamo di corsa e, sotto la pioggia, ci infiliamo nella case e nei negozietti intorno per cercare un bagno. Perdo di vista Manu ma è più forte l’emergenza e mi infilo in un cortile, in un cunicolo di bagno con due zaini e faccio le acrobazie per riuscire a fare pipì. Appena risalite sul pullman, con un sospiro di sollievo, scopro che lei ha vissuto un’esperienza ancora più buffa: si è trovata con l’altra ragazza “in crisi” davanti ad un bagno molto particolare, con 4 wc uno di fianco all’altro. Si sono guardate, sono scoppiate a ridere e, messi da parte pudore e vergogna, hanno fatto pipì una vicino all’altra.

Arrivate finalmente a Chiquilà, prendiamo il traghetto per Holbox, sul quale conosciamo due ragazzi israeliani con cui chiacchieriamo un sacco di viaggi, presenti, passati e futuri. Ci sistemiamo in una cabana di legno e paglia carinissima nell’ostello Ida y Vuelta e ci buttiamo in acqua dove rimaniamo, in cerca di un po’ di frescura, fino a quando la nostra pelle non è cotta mentre tre bambini messicani giocano intorno a noi curiosi. Mangiamo una grossa cernia buonissima e facciamo una lunga passeggiata sulla spiaggia.

Isla Mujeres

Ma possibile che gli orari degli autobus siano sempre un mistero?!? Sembra che il primo bus per Cancun sia alle 12 ma noi abbiamo fretta di arrivare al mare. Abbiamo passato la serata di ieri a programmare i prossimi giorni. Stufe delle alghe abbiamo cercato i due posti che apparentemente sono ancora salvi, Isla Mujeres e Isla Holbox, e ora non abbiamo nessuna intenzione di perdere mezza giornata ad aspettare il bus. Ci ingegniamo e, con i preziosi consigli della Silvietta (grazie!) che ha vissuto qui 1 anno e sa esattamente come muoversi, troviamo dei colectivos che ci portano a Playa del Carmen e da lì altri due per arrivare al porto di Cancun. Ormai stiamo diventando bravine a muoverci con tutti questi mezzi locali e a capire come spostarci abbastanza velocemente (per quanto lo permettano i ritmi messicani) e spendendo poco. Il cielo è nerissimo e ogni tanto c’è qualche scroscio d’acqua. Non ci demoralizziamo. Arriviamo a Isla, troviamo una camera in un semplice hotel sul porto e corriamo sulla spiaggia. Il bagno è d’obbligo anche sotto questo cielo che però ci permette anche di mangiare in spiaggia. Affittiamo un golf cart per fare il giro dell’isola. Ci avventuriamo fuori strada, sulla sabbia e in mezzo al pantano, sperando che il cart non ci molli e finiamo in mezzo al nulla a rincorrere dei granchi tutti blu!

Arriviamo alla punta sud dove si vede dall’alto tutta la costa ovest. Il mare è azzurro come non l’ho mai visto. Ci arrampichiamo su delle rocce per fare qualche foto. Tentiamo un autoscatto impossibile ma per fortuna un ragazzo italiano che fa il fotografo di professione e che ci ha visto in difficoltà viene in nostro aiuto e ci fa un reportage meraviglioso…amerei fare foto così!!

Facciamo amicizia anche con un’iguana che si lascia avvicinare senza problemi.
Dato che è ancora un po’ presto (ma solo un po’) per l’aperitivo, ci concediamo un massaggino rigenerante all’ombra di una tenda sulla spiaggia.

Ci sono ancora un sacco di nuvole quindi facciamo un giretto in centro in cerca di un posto carino dove bere qualcosa. Ad un certo punto giriamo in una via e in fondo, verso la spiaggia vediamo il cielo infuocato dal tramonto, con nuvole rosa e rosse. Ci guardiamo e senza dire niente ci mettiamo a correre. Arriviamo giusto in tempo per vedere la palla rossa del sole immergersi nel mare. Ci sediamo ad un tavolino e ci godiamo i colori del tramonto fino all’imbrunire sorseggiando un margarita.

Continuiamo il nostro margarita’s tour a La Lomita, ristorantino di un messicano simpaticissimo, suggerito sempre dalla Silvietta, in cui facciamo una scorpacciata di pesce annaffiato da drink ghiacciati!