Il Kruger, mentre ci avviamo verso l’uscita, ci regala due ultime scene memorabili.
La prima è quella – un po’ macabra – di un impala morto accasciato sul ramo di un albero, evidentemente portato da qualche predatore in attesa di poter usufruire del suo pasto. La seconda invece è una soap opera fra giraffe! Ci avviciniamo a quella che sembra una famigliola di giraffe: una maschio, una femmina e una giraffina. Il maschio sta corteggiando la femmina, le gira intorno, si struscia sul suo collo, la annusa. Lei fa un po’ la preziosa. Allora lui insiste, diventa più “esplicito” e le mostra…“il gioiello di famiglia”…a quel punto lei sembra convincersi un po di più…ma ecco che dall’altra parte della strada provengono dei rumori e in un batter d’occhio arrivano correndo altri 2 maschi di cui uno prontamente scaccia il seduttore e si avvicina alla femmina in segno di protezione. Inizia una danza fra giraffe: il seduttore cerca un angolo scoperto per avvicinarsi alla femmina, gli altri due maschi cercano di tenerlo lontano e la femmina si gode la scena. Il piccolo in tutto questo è stato lasciato in un angolo a cercare di mangiare foglie per lui decisamente troppo in alto!! Ridiamo come matti facendo la voce fuori campo della soap opera!
Arriviamo a Johannesburg nel pomeriggio. Stasera saremo ospiti di alcune famiglie locali che ci accoglieranno a dormire nelle loro case. Arriviamo tutti in una delle case nella quale 3 mamas stanno preparando la nostra cena. Naturalmente si scatena un acquazzone proprio mentre scendiamo dalle macchine. La casetta nella quale arriviamo é piccola ma accogliente. Entriamo dalla porta sul retro che dà su un piccolo cucinino. Più avanti c’è un salotto con una vecchia televisione nel quale ci accomodiamo. Alle 6.30 ci servono la cena. Hanno preparato pollo arrosto, pesce fritto, riso bollito, insalata di barbabietole, insalata di cavolo e carote e spinaci in padella. Il tutto è messo a buffet sul tavolo da cui ognuno si serve. Giochiamo un po’ con i nipotini di una delle signore che, incuriositi, sono venuti a conoscerci.
Dopo cena andiamo a fare un giro per Johannesburg. Non è consigliabile girare per la città da soli, sopratutto la sera, tranne che in due zone molto precise. Andiamo prima a vedere New Town che dovrebbe essere la piazza principale e moderna della città ma l’ambiente non ci sembra rassicurante e non scendiamo neanche dalle macchine. Andiamo poi a Melville, una zona, anzi una via, in cui ci sono un sacco di baretti e localini. C’è musica ovunque. Rimaniamo impressionati dal fatto che, benché ufficialmente l’integrazione sia totale, i bar sono frequentati o da bianchi o da neri. Troviamo un solo bar che sembra frequentato da entrambi. Esce bella musica e decidiamo di entrare. Presto capiamo che qui pero c’è un altro tipo di “separazione”…è frequentato quasi esclusivamente da gay. Trascorriamo una ultima serata divertentissima ballando e ridendo insieme!
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Kruger Park
La mattina inizia veeeeeeeeeramente presto: 3.30 in piedi pronte per partire per il Safari. È buio pesto, saliamo su una jeep aperta sui lati e partiamo illuminando i bordi della strada con le torce in cerca di animali. Vediamo solo qualche impala e qualche kudu (delle antilopi con le corna attorcigliate, simbolo del parco). Piano piano aumenta la luce e il ranger inchioda per la prima volta. Chiediamo eccitati cosa abbia visto e subito vediamo sbucare un leprotto. Il ranger prova a spiegarci qualche cosa su di lui ma ci risediamo delusi senza neanche prestarsi attenzione. Dopo un po’ finalmente scorgiamo un gruppetto di leonesse con un giovane leone. Stanno sdraiati sul ciglio della strada, tranquilli. Probabilmente hanno mangiato da poco e non sentono lo stimolo della fame. Poco lontano un gruppetto di iene sgranocchia una carcassa lasciata dai leoni.
Li osserviamo ad occhio nudo e poi con il binocolo per apprezzare ogni dettaglio. Ripartiamo e dopo poco si ferma una macchina che ci segnala che più avanti sulla strada ci sono 2 leoni maschi anziani. Qui nel parco capiamo velocemente che questa è la regola non scritta: chiunque veda qualcosa di interessante si ferma per segnalarlo alle altre macchine di passaggio nella zona. Troviamo effettivamente i leoni. Sono vecchi, molto magri e un po’ malandati. La guida ci spiega che quando i leoni diventano vecchi e non sono più performanti nella caccia, vengono abbandonati dal gruppo e devono cavarsela da soli. Quest’anno il cibo scarseggia perché le piogge sono state poco abbondanti quindi questi leoni rischiano fortemente di morire di fame.
Torniamo al campo e dopo una buona colazione ri-usciamo con le nostre macchine per fare qualche altro giro. E questa volta siamo davvero fortunati: é la volta del leopardo…anzi di 2 leopardi!!! Il primo ci viene segnalato da una macchina su una strada sterrata poco lontana. I leopardi riposano quasi sempre sui rami dei grandi alberi quindi per vederli, a differenza di tutti gli altri grandi animali, bisogna tenere il naso all’insù. Troviamo il nostro amico bello addormentato su un ramo, all’ombra delle fronde, in tutta la sua bellezza. È davvero splendido. Ad un certo punto si alza, si stiracchia, sbadiglia e si siede come per guardarci. Ci sono 5/6 macchine che lo stanno osservando trattenendo il fiato. Dopo un po’ il leopardo si risdraia. Proseguiamo e dopo un po di gazzelle, scimmie, rinoceronti e faraone troviamo un altro agglomerato di macchine. Ci avviciniamo molto lentamente e la macchina di fronte ci dice che c’è un altro leopardo. Questo è ancora più vicino e se possibile più bello dell’altro!
Sulla via del ritorno assistiamo ad un a scena davvero toccante: sulla strada giace un cucciolo di scimmia morto, forse colpito da una macchina. Poco lontano la mamma urla disperata. Sopra volteggia un avvoltoio che dopo poco scende in picchiata cercando di portarsi via il cucciolo. Mamma scimmia si avvicina e con tutte le sue energie si rizza in piedi e urla a più non posso per scacciare l’uccello. La scena si ripete un paio di volte…mi piange il cuore.
Al tramonto facciamo l’ultimo safari. Vediamo un gruppetto di elefanti e il ranger ci racconto il loro rito di “sepoltura” dei morti: quando un elefante muore tutti gli altri lo accerchiano e gli danno dei colpetti con la proboscide fino a quando il corpo non diventa freddo e si assicurano così che sia davvero morto. Poi iniziano a fare un rumore particolare raspando sul terreno con le zampe in modo da richiamare sul luogo tutti gli elefanti in zona. Infine staccano un ramo da un albero e lo mettono sopra al corpo senza vita per indicarne la morte. Sorprendente.
Poco dopo il tramonto vediamo arrivare verso di noi un branco di licaoni. Solitamente scappano molto facilmente quindi spegnamo la jeep e ci mettiamo ad osservare. Dopo qualche minuto sentiamo un ruggito e con un balzo due leoni atterrano in mezzo alla strada proprio di fronte a noi. I licaoni scappano abbaiando. Un leone marchia il territorio facendo pipì e mescolandola alla sabbia e l’altro verifica che l’odore sia sufficientemente forte per tenere a debita distanza i licaoni. Poi si strusciano e si acoccolano insieme sul ciglio della strada. Che giornata emozionante!! 🙂
Kruger Park
Oggi partiamo per l’ultima ma forse più importante tappa naturalistica del viaggio: il Kruger Park.
Dopo qualche ora di macchina entriamo in questa enerme riserva naturale. Non facciamo in tempo ad entrare nel parco che siamo accolti da zebre e giraffe che mangiano poco lontano dalla strada. L’altra differenza che notiamo subito è la grande presenza di uccelli: dai piccoli uccellini che vegetano sul dorso delle giraffe alle aquile e agli avvoltoi che non avevo mai visto da così vicino. Ci sono decine di uccellini coloratissimi e tutti diversi che svolazzano intorno alla macchina.
Proseguendo facciamo un nuovo incontro: scimmiette e babbuini. Passano da una parte all’altra della strada rincorrendosi con i piccoli appena nati aggrappati sulla schiena o sulla pancia. Un babbuino grande si ferma in mezzo alla strada, ci guarda e poi si sposta al lato della strada. Si siede, appoggia i polsi sulle ginocchia con le mani penzolanti come su un trono e si guarda intorno circospetto.
Continuiamo ad esplorare il parco. Dopo diversi km – o forse erano pochi ma fatti a 30km/h sembravano comunque tanti – passiamo sopra un ponte. Alla nostra sx si intravede una pozza e notiamo del movimento. Invertiamo la rotta e cerchiamo di scoprire chi si muove fra le fronde. Scopriamo con immensa gioia che sono due immensi bufali: possiamo aggiungere una spunta alla nostra check list dei Big Five. I Big Five sono i 5 animali più grandi visibili in zona, sono uno dei simboli più importanti del Sud Africa (su ogni banconota ne è rappresentato uno) e sono l’obiettivo di ogni turista che viene qui. Fino ad ora ne abbiamo visto 4: leone, rinoceronte, elefante e bufalo. Ce ne manca uno, quello più raro: il leopardo.
Arriviamo al campo che è il più grande del parco. Sembra di essere stati improvvisamente catapultati in America. Una squadra di ranger ci accoglie, ci sistema nelle nostre casette – ognuna con 3 letti, un bagnetto e una piccola cucina esterna – ci prenota i safari per il giorno dopo. Ci sono 3 ristoranti, 2 bar, 2 piscine e un supermercato fornitissimo con una cella frigo per le birre grande come camera mia!!
Anche oggi le temperature sono pazzescamente elevate: tocchiamo i 42 gradi. Cerchiamo un po di rinfresco in piscina ma l’acqua è più calda di quella delle vasche idromassaggio alla SPA e scappiamo. L’unica soluzione è un giro nella cella frigo e conseguente stappo di birretta ghiacciata in attesa della cena.