Naoshima

Decidiamo di restare a Naoshima anche oggi invece di spostarci nella vicina isola di Teshima. L’ultima giornata passa all’insegna del relax. Andiamo a fare una corsetta mattutina sulla spiaggia zigzagando fra installazioni ed opere d’arte. Poi ci godiamo il sole e la vista sull’arcipelago dalla terrazza dell’hotel. Finiamo il nostro percorso culturale con il museo Chichu, il cui ingresso riproduce il giardino di Monet a Giverny…un’esplosione di fiori e colori!

Sono in treno, guardò fuori e cerco le parole giuste per provare a trasmettere le sensazioni provate a Naoshima: è davvero difficile. Essere circondati da opere d’arte che toccano tutti e 5 i sensi contemporaneamente, il bello della natura e dell’opera dell’uomo che si integrano perfettamente, la sensazione di isolamento di essere su un isola ma pur sempre protetti da tutte le isolette circostanti, il tempo che sembra essersi fermato in quelle casette di legno oggi trasformate in opere d’arte, il silenzio totale nei musei, i rumori del vento e del mare che oggi così raramente sentiamo nella loro purezza, l’ordine la pulizia il rispetto giapponesi che trapelano in ogni incontro…ecco cosa mi è rimasto nel cuore.

Naoshima è stata un’esperienza mai provata prima; sicuramente non è l’immagine rappresentativa del Giappone ma non credo che in nessun’altra parte del mondo sarebbero riusciti a farmi provare tutto questo contemporaneamente.

Prendiamo un treno speciale, tutto in legno che ci porta per la prima ora del nostro viaggio. Poi 4 ore di Shinkansen ci riportano a Tokyo.
Prima di riprendere l’aereo non può mancare un’ultima scorpacciata di sushi e saké. Troviamo uno standing sushi bar, un posto da dopolavoro in cui i giapponesi vanno a mangiare un boccone in piedi da soli prima di tornare a casa, uno dei pochi che non chiude alle 21.30. Lo colonizziamo e lasciamo che il sushichef ci coccoli a dovere!!

È stato un viaggio molto denso, ricchissimo di esperienze molto diverse l’una dall’altra. È stato un viaggio per il quale ho dedicato molto tempo alla preparazione e che mi ha lasciata estremamente arricchita e vogliosa di andare ancora più a fondo di quello che ho “assaggiato”.

Per molti aspetti è il paese perfetto in cui viaggiare, tutto è iper organizzato e non lascia spazio all’imprevisto, tutto è estremamente pulito, il cibo eccellente, le persone incredibilmente gentili.
È vero anche però che la cultura giapponese è molto molto diversa dalla nostra e richiede un rispetto quasi ossequioso, uno sforzo di comprensione e l’accettazione dell’incomprensione; il livello di inglese parlato è estremamente basso quindi è difficile interagire e avere uno scambio profondo con i giapponesi.

Ho avuto la fortuna di condividere questi ultimi 10 splendidi giorni con la mia famiglia, come non succedeva da tantissimo tempo e sono molto grata di questo dono. Le risate, le coccole, i discorsi seri e quelli stupidi, il vivere esperienze forti insieme e confrontarsi…è questo che ci ha sempre tenuto strettamente uniti e non dobbiamo mai dimenticarci di alimentare questi legami e darli per scontanti. Ci siamo dati appuntamento fra 5 anni: chissà cosa sarà la mia vita allora, ma so che loro ci saranno!

Naoshima

Ci svegliamo nel porto di Uno, che già di per se non è un gran posto, per di più stamattina è coperto da una sottile pioggerellina stile inglese!
Prendiamo il traghetto per Naoshima, un’isola-museo dedicata all’arte contemporanea, progettata dall’architetto Tadao Ando.

L’avvicinamento all’isola avvolta nella nebbia è un po’ spettrale ma sopratutto sa di mistero. Appena scesi dal traghetto ci troviamo circondati da opere d’arte: una grossa zucca rossa e nera su una banchina, una nuvola metallica bianca sull’altro lato del porto, giganteschi specchi che ricoprono la stazione e riflettono l’acqua del mare.

Lasciamo i bagagli all’hotel e iniziamo la perlustrazione dell’isola a piedi. Su ogni spiaggia, dietro ogni collinetta, spuntano nuove opere d’arte. Anche alberi, fiori e laghetti fanno parte di uno studiatissimo percorso espositivo. Ci ritroviamo all’ingresso del primo museo assolutamente per caso, andando a curiosare dietro uno strano muro di cemento armato ai piedi di una collina!! Tutti i musei dell’isola sono stati progettati da Tadao Ando utilizzando gli stessi materiali e le stesse finiture; questo crea un senso di uniformità incredibile e dà l’impressione di non uscire mai dal museo.
Visitiamo diversi musei e installazioni di svariati artisti. Due cose mi rimangono impresse:
1. Lo stile di Tadao Ando con la purezza delle sue linee in cemento armato con lunghe fessure che fanno entrare fasci di luce: mi piace da morire!!
2. I giochi di luci di James Tarrell che mi ha fatto scoprire la potenza e la versatilità dei nostri occhi. La sua prima installazione che visitiamo è una stanza completamente buia in cui ti fanno sedere su una panchina e stare fermo con gli occhi aperti per 8 minuti. Non vedo assolutamente niente e i primi 2 minuti ho solo una sensazione di nausea e disagio, poi piano piano inizia a delinearsi davanti a me un rettangolo di luce bianca, non definito che appare e scompare. Dopo 8 minuti il rettangolo bianco sembra lo schermo di un cinema e lo vedo chiaramente definito: mi alzo e gli vado incontro e scopro che è uno spazio vuoto dipinto di bianco. Mi giro e improvvisamente vedo le sagome delle persone intorno a me…eppure la luce della stanza non è assolutamente cambiata…pazzesco!! La seconda installazione è una stanza fatta a tronco di cono rovesciato con un’apertura quadrata nel soffitto che fa apparire un pezzetto di cielo. All’ora del tramonto ci sediamo lungo le pareti della stanza e guardiamo in su. I primi minuti sento solo male al collo e mi dò della cretina per aver pagato per stare in questa stanza 35 minuti. Poi delle luci iniziano a colorare le pareti della stanza fino al buco che fa apparire il cielo e per contrasto sembra che anche il cielo cambi totalmente colore: seconda della luce diventa blu, viola, rosa, verde, grigio, bianco…sembra ci sia uno schermo che cambia colore. Non ho mai vissuto un’esperienza sensoriale simile!

Ci godiamo un’ottima cena e una visita al museo in notturna…un bellissimo modo per finire la giornata!!

Kyoto & Hiroshima

Stamattina scegliamo di fare la vera colazione giapponese. L’aspetto è esteticamente bellissimo ma non differisce molto da una cena con pesce grigliato, tofu, zuppa miso, riso, sottoaceti, frittata…e sulle prime tentenniamo. L’esitazione dura poco…è tutto molto buono anche se non so se la farei tutti i giorni!

La prima tappa di oggi è il padiglione d’oro, un palazzo trasformato in tempio completamente ricoperto di lamine d’oro che sorge su un laghetto. Il riflesso dell’oro nel laghetto e il giardino giapponese intorno completano il quadro. Anche qui pullula di scolaresche in gita ma invece che provare “oppressione da turisti”, mi sento immersa nella cultura locale e mi guardo intorno curiosa.

Dopo il padiglione d’oro ci rechiamo alla foresta di bambù. Siamo nella periferia nord-ovest di Kyoto e dato che abbiamo poco tempo ci stiamo muovendo da un posto all’altro in taxi anche se sono sicura che gli autobus funzionerebbero benissimo. Per ammirare la foresta di bambù si percorre un sentiero di circa 1 km immersi fra questi giganteschi tronchi. La loro altezza ti fa sentire un piccolo puffo.
Compriamo dei cachi secchi (prima volta che li vedo) da una bancarella e del the matcha da un simpaticissimo coltivatore locale.

Pranziamo in treno – sempre alla scoperta delle cose più improbabili che troviamo – diretti a Hiroshima. Ammetto che ero un po’ restia ad inserire questa tappa nel nostro percorso ma a posteriori credo davvero sia una tappa fondamentale dal punto di vista storico e di coscienza.
A Hiroshima c’è un parco della memoria con un cenotafio, la fiamma della pace, un monumento in memoria dei bambini, uno in memoria dei coreani e un museo della memoria che racconta quello che è successo. La visita mi colpisce molto per la potenza distruttrice di questa bomba all’epoca “sconosciuta”, per gli impatti a distanza di così tanti anni e per le conseguenze che l’hanno reso un tale disastro: la bomba è caduta una mattina in cui più di 6.000 bambini erano stati chiamati ad aiutare per abbattere dei palazzi e costruire dei frangifuoco per i raid aerei. Anche per questo, ha fatto così tanti morti fra i bambini di 12/13 anni…una vera tragedia!!

Ripartiamo da Hiroshima diretti a Uno, dove dormiamo pronti per imbarcarci verso l’isola di Naoshima.