Santiago La Laguna

Dopo i bagordi della sera precedente alle 8 del mattino San Pedro sembra deserta. Vaghiamo per cercare un posto carino per la colazione e troviamo un cortile pieno di fiori dove beviamo il nostro abituale liquado (succo di frutta fresca e acqua).

Appena arrivate al molo per Santiago veniamo avvicinate da un ragazzo del posto che ci chiede se dobbiamo andare a Santiago. Come al solito pensiamo che sia un accalappia turisti che vuole offrirci una barca privata facendoci pagare molto di più quindi tiriamo dritte senza dargli retta…e ancora una volta ci sbagliamo: è proprio il barcaiolo del traghetto pubblico che voleva aiutarci a prendere la barca giusta e darci informazioni sugli orari! Continuo a rimanere meravigliata della gentilezza e disponibilità dei Maya locali nei nostri confronti e mi rimprovero per la mia eccessiva diffidenza.

Arriviamo a Santiago in poco meno di 30 minuti, bagnate fradice (meno male che non fa così freddo)!! Stiamo camminando da qualche minuto fuori dal porto quando ci ferma un ragazzo che si offre di farci da guida alla scoperta delle cose che hanno reso famosa questa cittadina. Ci guardiamo chiedendoci se sia una fregatura ma, memori di quanto appena successo con il barcaiolo, decidiamo di fidarci e saltiamo sul suo tuc tuc. La prima fermata è nel negozietto di una vecchia signora, divenuta famosa come modella perché rappresentata con il suo copricapo tradizionale (che naturalmente non perdiamo l’occasione di provare) sulle monete da 1 Quetzal. Saliamo poi su un mirador a goderci la vista e andiamo a rendere omaggio a Maximón, spirito veneratissimo dai Maya con forti influenze cattoliche (viene assimilato alla figura di Giuda). I fedeli lo invocano per avere soldi, amore e salute ma anche per augurare cattiva sorte a chi ha fatto loro un torto!! La guida ci mostra poi fiero il parco della Pace, luogo in cui, durante la guerra civile, gli abitanti di Santiago hanno, secondo la tradizione, convinto per primi i militari a non sparare sulla folla innocente.

Riprendiamo la barca per tornare a San Pedro e, per evitare di bagnarci di nuovo, ci sediamo al centro. Incominciamo a chiacchierare con un ragazzo che fa il maestro di spagnolo al liceo. Non ha capito che fra le due quella che parla spagnolo non sono io e spara domande a raffica…faccio un tremendo mix di 4 lingue…ma in qualche modo ci capiamo!!!

Una volta a San Pedro inizia la nostra prima esperienza in chickenbus. Arriviamo alla fermata con mezz’ora d’anticipo ma il bus è già pienissimo. Lanciamo gli zaini sul tetto e ci sediamo nel corridoio a cavallo fra i sedili pieni…ma dobbiamo ritenerci fortunate, molti fanno il viaggio in piedi! Un poco alla volta il bus si svuota e riusciamo a conquistare un intero sedile ma la tregua dura poco…alla fermata successiva sale un vecchietto che porta sulla schiena una pianta più alta di lui…ci spinge contro il finestrino e si siede di fianco a me…non è difficile immaginare come sia riuscito a farmi la permanente ai capelli!!

Arriviamo a Los Encuentros…quale posto migliore per incontrare finalmente la Cugi (alias Fede) e Bob?!?!
Insieme prendiamo un altro minibus per completare il nostro viaggio di oggi che ci porta a Chichicastenango. Piccolo inconveniente con l’hotel che non ha registrato la nostra prenotazione e ora vuol farci pagare molto di più!!! :@
Scortati da 3 bambini locali cerchiamo una soluzione alternativa per la notte e dopo qualche tentativo troviamo una camera a Casa Belen, modesta ma decente.
Si scatena un acquazzone che ad un certo punto sembra darci il tempo per raggiungere il ristorante…illusi…l’acqua non perdona e arriviamo al ristorante letteralmente da strizzare!! Ci facciamo una risata e ci godiamo la cenetta a 4 raccontandoci le avventure dei giorni precedenti.

San Pedro

Mitica Manu…non so come abbia fatto ma è riuscita a trovarmi un corso di cucina anche a San Pedro!! Ci viene a prendere una ragazza di 27 anni che si chiama Anita, mamma di un meraviglioso bimbo di 5 anni, che ci porta al mercato di San Pedro a fare la spesa per il nostro pranzo. Con noi ci sono un papà con suo figlio, originari del New Mexico.

Decidiamo insieme il menù della giornata e incominciamo a fare la spesa. Prima compriamo l’impasto per fare le tortillas da due ragazze che le preparano al mercato e che ci fanno provare a farle. Poi è la volta della verdura e delle erbe aromatiche, poi la carne e infine le spezie e gli avocado per l’immancabile guacamole. Anita ci racconta che il mercato c’è tutti i giorni perché quasi nessuno ha un frigo dove conservare gli alimenti quindi bisogna fare la spesa tutti i giorni!

Ci racconta dei ritmi di vita della gente del posto, principalmente agricoltori che passano le giornate nei campi mentre le donne stanno a casa ad aspettarli preparando i pasti quotidiani e badano alla casa e ai bambini. È molto fiera di aver ricevuto un’educazione grazie ai sacrifici di suo padre, di conoscere l’inglese e di avere l’opportunità di lavorare; è socialmente molto impegnata per far si che le donne non siano solo schiave dei loro uomini ma abbiano una dignità per l’importantissimo lavoro che svolgono. A San Pedro vi è una fortissima tradizione di tessuti, portata avanti da donne che coltivano il cotone, lo tessono e ne fanno meravigliosi tessuti colorati da cui producono i loro abiti tradizionali. Questa tradizione è davvero una ricchezza e per questo Anita ha fondato una cooperativa di donne, madri sole che hanno ricevuto il lascito di questo mestiere dalle loro ave e hanno voglia di trarne i frutti, che produce tessuti, sciarpe, tovaglie… Questa attività insieme ai suoi corsi di cucina le permettono di fare la sua parte nel tramandare la cultura Maya di cui è parte. Ci mostra come si fila il cotone e ci fa provare.

Prepariamo un buonissimo stufato di manzo con verdure e spezie e un dolce di banane, pomodori, spezie e cioccolato che è davvero una rivelazione.

Nel pomeriggio decidiamo di fare una passeggiata a cavallo. Attraversiamo le viette di San Pedro che scopriamo non essere poi così piccola (18.000 abitanti anche se sembra un paesino di 500 anime) e poi partiamo al galoppo su uno sterrato fino ad arrivare ad un mirador da cui si può ammirare tutto il lago al tramonto (o almeno così dovrebbe essere ma le predette nuvolacce non ce lo fanno godere a pieno). La vista è comunque molto bella. Rientriamo accompagnate dalle nostre due guide, due ragazzini del posto molto carini e desiderosi di chiacchierare.
Una volta in camera si scatena un bel acquazzone. Quando si placa riusciamo ad uscire per andare a mangiare qualcosa. Sentiamo musica dal vivo provenire da un locale sul lago ed entriamo. Appena sedute ci rendiamo conto di essere appena piombate in mezzo ad un gruppo di hippie al colmo della gioia (e della fattanza)…nessuno cammina dritto, tutti sorridono e ballano scatenati ma non al ritmo della musica bensì al loro ritmo interiore. 🙂 L’odore di herba buena è così forte che credo ne subirò gli effetti passivi! Proviamo a chiedere qualcosa da mangiare ma ci rinunciamo quasi subito e ci accontentiamo di un pacco di chips di platano comprate dal baracchino davanti! Iniziamo a ridere e a cantare anche noi trascinate dall’assurdità della situazione.

San Pedro

Il fuso non sappiamo proprio dove stia di casa…ci tira giù dal letto la sveglia alle 7 mentre dormiamo angeliche…:-)

Prendiamo un bus per Panajachel e da qui una barchetta per attraversare il lago Atitlan, un grande lago vulcanico situato sugli altopiani del Guatemala, circondato da 3 vulcani inattivi e sulle cui acque si affacciano numerosi paesini di cultura Maya. Ogni paesino ha le sue peculiarità. Ci fermiamo a San Pedro, paesino un pochino più grande degli altri da cui si riesce a muoversi con più facilità. Qui troviamo una camera con terrazzo, vista sul lago e amaca per la folle cifra di 4€ a testa e incontriamo Carlo e Laura, due amici di Milano che stanno facendo un viaggio molto simile al nostro. Insieme andiamo a San Marcos La Lauguna, un paesino davanti a San Pedro, dedito alla meditazione, allo yoga e alla chinesioterapia.

Mangiamo il classico pollo con riso, verdure e guacamole e poi andiamo alla scoperta del paesino. Ci sembra che ci sia ben poco da vedere tranne un maestoso fico strangolatore, poi per sbaglio finiamo dentro ad un centro di meditazione e rimaniamo affascinati dalla quiete del posto. Ci prendiamo gusto e iniziamo a sbirciare e ad intrufolarci ovunque. Fuori da queste oasi di pace incontriamo hippie e hipster di ogni sorta, non ultimo un locale in uno stanzino con scritto “change”. Entriamo a chiedere a quanto ci cambierebbe gli euro e immediatamente ci accorgiamo che il tasso di cambio è scritto su un post-it attaccato sul retro del pc portatile aperto davanti a lui. Lui con sguardo perso nel vuoto è una pannocchia sgranocchiata sotto l’ascella tipo baguette ci dice che deve controllare sul pc quindi facciamo finta di niente e aspettiamo. Dopo 10 min non ne è ancora venuto a capo…ci dice una cifra diversa da quella che c’è scritta…poi come se avesse avuto una folgorazione gira il pc e legge il bigliettino…deve aver fumato roba buona!!! 😛

Torniamo a San Pedro con il vento in prua…ci arrivano delle secchiate d’acqua in faccia! Carlo e Laura ci dicono che il meteo qui è così: la mattina c’è il sole…alle 4 il cielo si copre di nuvoloni neri e arriva il freddo…buono a sapersi per domani!
Dopo una doccia freddina ma comunque ristoratrice ci godiamo un bloody mary da urlo nel pub del paese e poi una cenetta in un locale sul lago che si dichiara israeliano ma che di israeliano ha ben poco!:-)