Tulum

Ci svegliamo prima dell’alba per arrivare alle rovine di Cobà prima che faccia troppo caldo anche se qui buio non vuol dire fresco.

Arriviamo in centro con le nostre bici e prendiamo un bus che ci porta al sito archeologico. Per fortuna crolliamo addormentate alla seconda curva e ci risvegliamo (grazie Manu di aver puntato la sveglia se no avremmo sicuramente perso la fermata!) a destinazione. Giriamo per le rovine da sole, arrangiandoci fra guida, internet e memori di quello che ci aveva raccontato la guida a Tikal. Scaliamo i 120 gradini della piramide più alta e ci godiamo il panorama.

Camminiamo per più di 2 ore nella giungla alla scoperta di templi e piramidi. Quando usciamo scopriamo che non ci sono bus per tornare in centro. Prendiamo un taxi e chiediamo di portarci ad un cenote, una delle grotte con laghetti naturali che caratterizzano questa zona. Il taxista ci consiglia di evitare quello più famoso e ci porta in uno più piccolo e frequentato solo da locali. È domenica e ci sono tante famiglie che fanno bagno e picnic. Ci rilassiamo e facciamo lo stesso. Prendiamo le maschere, ci immergiamo e sbuchiamo in una piccola grotta segreta tutta azzurra.

Dopo qualche ora decidiamo di cambiare cenote. Camminiamo fino alla strada principale nella speranza di trovare un bus o un taxi. Davanti a noi il silenzio!! Aspettiamo sotto il sole del primo pomeriggio…ma non bisogna mai perdere le speranze: alla fine passa un taxi. Ci porta ad un cenote che si chiama Dos Ojos perché è un’unica caverna con due entrate. Qui ci bardiamo con muta, pinne, maschera e torcia e ci immergiamo in un mondo segreto fatto di grotte piene di stalagmiti e stalattiti di calcare bianco. Siamo un gruppetto di sei persone: gli altri quattro sono timorosi, si stancano a nuotare, chiedono aiuto. Io e Manu buttiamo sotto la testa per non sentire e ci godiamo il paesaggio magico. Io esco tremante dal freddo nonostante la muta.

Torniamo a Tulum. Affamate ci fermiamo in una taqueria a fare aperitivo con tacos y cerveza, facciamo la spesa e ci prepariamo un’altra buonissima cenetta italiano-messicana nella nostra casetta.

Tikal

La sveglia suona alle 4. Mi sveglio per spegnerla dopo 30 secondi nei quali non capisco neanche dove sono…

Ci vestiamo al buio più totale dato che, dalle 11 di sera alle 6 di mattina, nell’albergo non c’è elettricità. Impugnate le torce, ci incamminiamo verso le rovine: dobbiamo ritrovare il sentiero percorso ieri con la guida per raggiungere il tempio IV, da cui si dovrebbe vedere l’alba.
Dopo un po’ iniziamo a vedere qualche altro puntino luminoso e, quando capiamo che nel gruppo c’è una guida, non li perdiamo d’occhio per evitare di perderci. Camminare in silenzio, nel buio del mattino mi ricorda molto le mie route scout o le più belle ascese fatte in montagna: queste associazioni positive mi provocano un brivido di adrenalina e di piacere. 🙂

Dopo 1 oretta di cammino arriviamo al tempio e saliamo gli scalini per arrivare in cima. Naturalmente non siamo soli ma sono tutti in silenzio quindi ci sediamo anche noi su uno scalone e aspettiamo l’alba. Il caldo anche a quest’ora è soffocante ma per fortuna qui in alto c’è un po’ di aria.

Dopo mezz’oretta inizia ad albeggiare e quello che prima era un presentimento è ora una certezza: l’orizzonte è coperto di nuvole e l’alba non si vedrà. Un po’ delusi sgranocchiamo qualche biscotto e aspettiamo comunque le 6 speranzosi. Quando anche l’ultima possibilità sfuma ci incamminiamo per tornare in albergo e fare colazione (me le fanno veramente sudare queste colazioni!!!!).
Sulla via del ritorno, nel risveglio della giungla, incontriamo tanti animali: scimmie, pappagalli, scoiattoli ma sopratutto un grossissimo gruppo di quegli animali che abbiamo visto ieri che sembrano formichieri con la coda all’insù. Non sembrano per niente spaventati dalla nostra presenza, ci avviciniamo piano piano per osservarli da vicino. Manu inizia a giocare con uno che prende confidenza e si avvicina fino quasi a farsi toccare. Altri due poco lontano fanno la lotta e si rotolano fra le frasche emettendo buffi rumori.

Dopo colazione partiamo con un pulmino. La nostra destinazione finale è Caye Caulker ma la giornata sarà lunga e faticosa perché dovremo cambiare un po’ di mezzi di trasporto. A El Remate cambiamo il primo pulmino con il quale passiamo la frontiera fra Guatemala e Belize. Dobbiamo scendere e scaricare i nostri bagagli, passare a piedi i controlli della dogana in uscita e in entrata dai due paesi e risalire sul pulmino. Un tizio sale a bordo e chiede se vogliamo cambiare soldi per dollari beliziani.

Ripartiamo e dopo qualche ora arriviamo a Belize City. Questi spostamenti, oltre che lunghi, per me che soffro il pullman, non sono particolarmente piacevoli e arrivo sempre un po’ provata. Per fortuna il mio angelo custode Manu è riuscita a trovare un modo per distrarmi un po’: ascolto l’audio libro del libro che sto leggendo (Cent’anni di solitudine)!!

A Belize City cerchiamo un Bancomat in attesa di imbarcarci sul traghetto per Caye Caulker. Davanti alla banca un gruppo di ragazzi garifuni inizia a chiacchierare e a scherzare con noi. Sul traghetto ri-incontriamo anche Carlo e Laura: il gruppo si allarga!!! 🙂
Sul tragitto passiamo di fianco a meravigliosi isolotti di mangrovie e sabbia bianca.

Arrivati sull’isola, molliamo i bagagli e ci fiondiamo al Lazy Lizard, chioschetto sulla punta dell’isola, istituzione assoluta delle serate di tutti quelli che sono passati da qui!!!
Fra Panty Ripper, Punch dell’isola e Pina Colada ghiacciata ci godiamo il tramonto!
Con un certo languorino ritorniamo in centro dove troviamo una terrazza su cui ci offrono aragosta alla griglia con contorni, 3 punch (che abbiamo capito essere il drink dell’isola – rum e succo di frutta) e il dolce per poco più di 10€…inutile dire che accettiamo senza pensarci due volte!

Tikal

Il risveglio con i rumori della giungla è molto dolce.
Dopo la colazione in riva al fiume, ci facciamo portare con una lancia dal simpatico (ma non simpaticissimo) proprietario di casa Perico alla partenza degli autobus: direzione Flores.

L’inizio del viaggio fa presagire il peggio…siamo in piedi schiacciate come sardine in un vecchio autobus malandato con 40 gradi, umidità del 90% e naturalmente nessuna aria condizionata. Per fortuna dopo 1 oretta di viaggio scende una famiglia che è seduta proprio a fianco a noi…ci lanciamo sui sedili e li conquistiamo!!! Il viaggio assume tutta un’altra prospettiva.

Dopo 4 ore arriviamo a Flores e prendiamo una coincidenza per Tikal. Dopo qualche fermata e contrattempo arriviamo nel sito archeologico più importante del Guatemala.
Ad aspettarci ci sono i “ritrovati” Cugi e Bob e due nuove entry, Max e Lucia: finalmente il gruppo si ricompone! 🙂

Partiamo subito alla scoperta delle piramidi Maya con una guida…un vecchietto sdentato con gli occhi fuori dalle orbite ma che, dalla naturalezza e sicurezza con cui ci racconta i loro aneddoti, sembra essere nato all’epoca dei Maya in mezzo alla giungla! Ci spiega molti aspetti del mondo e della cultura Maya che ci aiutano a decifrare le rovine e ci porta su e giù da palazzi e torri di osservazione astronomica attraverso ripidissime scalinate di pietra. Il caldo rende le ascese ancora più complesse ma non toglie la soddisfazione è la vista che si gode da lassù! Vediamo delle simpaticissime scimmie che si lanciano da un ramo all’altro, pavoni, aironi, pappagalli, una volpacchiotta, un picchio (che fa un rumore assordate!!), qualche scoiattolo e gruppetti di animali che sembrano formichieri con la coda dritta in sù. Rimaniamo nella foresta fino al tramonto quando inizia ad essere pericoloso.

La maggior parte dei turisti viene al sito in giornata, mentre noi abbiamo scelto di dormire dentro per goderci l’alba, quindi la sera i rumori “umani” sono davvero pochi. Mangiamo in un comedor vuoto che ci prepara delle ottime fajitas e poi rimaniamo 1 oretta sotto le stelle ad ascoltare i rumori – davvero spaventosi – della giungla sotto una stellata che, nel buio della lontananza dal centro abitato, sembra ancora più maestosa!!