Wadi Rum e Aqaba

Ci svegliamo alle 5.30 e, ancora mezzi addormentati, ci arrampichiamo su una duna vicino al campo per vedere l’alba. È un momento di pace assoluta, la mia testa fantastica guardando le montagne intorno che incominciano a tingersi di rosa.

Dopo la colazione partiamo su delle jeep aperte alla scoperta del deserto. La cosa davvero unica di questo deserto è il suo mix di colori: si intersecano aree con sabbie rosse a sabbie gialle a sabbie nere, ci sono zone ricche di arbusti verdi e monti marroni.

Facciamo un po’ di sgommate sulle dune, poi saliamo in cima ad una duna di sabbia rossa a piedi scalzi e ci lanciamo giù correndo. Ci arrampichiamo alla scoperta di alcune incisioni sulla pietra che risalgono a 4000 anni fa e che rappresentano tutti gli animali presenti all’epoca nella zona e alcune scene di caccia. Infine andiamo verso degli archi naturali scavati dagli agenti atmosferici nella roccia. Qui i beduini ci preparano un buonissimo the alla salvia.

Usciamo dal deserto e in un’oretta raggiungiamo Aqaba, località di mare sul mar Rosso. Qui per soli 15km la Giordania ha il suo unico sbocco sul mare. Sull’altra sponda del mar Rosso si vedono Israele e l’Egitto. Subito più a sud invece c’è l’Arabia Saudita.

Appena arrivati in hotel, ci infiliamo il costume e, dato che questo è un posto turistico e zona franca, osiamo mettere un paio di pantaloncini per andare in spiaggia. Finora ho sempre messo solo pantaloni lunghi e magliette con le maniche…e mi rendo conto del perché: TUTTI ci fissano e ci fotografano come se fossimo fenomeni da baraccone. Sulla spiaggia siamo continuamente circondati e, nonostante abbia sotto il costume intero, non oso togliermi niente, anzi mi copro ulteriormente con il pareo – morendo così definitivamente di caldo!

Ceniamo a base di pesce – finalmente cambiamo un po’ rispetto al riso, pollo e agnello mangiati finora – e finiamo la nostra serata sul rooftop dell’hotel Hilton che ci permette una visione della città (che rimane comunque alquanto brutta) dall’alto.

Petra e Wadi Rum

Ci svegliamo presto per godere delle prime luci del giorno sulle facciate di Petra. Rientrare in questo sito il secondo giorno fa tutto un’altra effetto: non c’è più l’eccitazione della scoperta ma c’è l’attenzione per i particolari. Il tesoro al nostro ingresso è tagliato in due fra luce e ombra.

Riattraversiamo tutto il sito e giriamo intorno ad una montagna per raggiungere un punto panoramico per vedere il tesoro dall’alto.

Ci godiamo un the in una tenda beduina con questa magnifica vista. I beduini sono gli abitanti autoctoni della zona e fino agli anni ‘90 abitavano nelle grotte di Petra che non era ancora un’attrazione per il turismo di massa. Per questo, anche se il governo li ha spinti ad abitare nel villaggio moderno adiacente al sito archeologico, i beduini rivendicano Petra come la loro città e operano tutti i commerci turistici all’interno del sito.

Ridiscendiamo e risaliamo dal lato opposto altri 400 scalini per raggiungere l’alto monte del sacrificio, uno dei luoghi più sacri dove i Nabatei offrivano sacrifici agli dei. Il luogo domina tutta la vallata della città di Petra.

Con tutti questi saliscendi, la nostra coach ufficiale – Silla – ci annuncia che abbiamo fatto ben 196 piani e camminato 17,5km…la cena ce la siamo ben meritata!!

Arrivati in fondo alla discesa ci rendiamo conto che manca un membro del gruppo: aspettiamo, uno di noi (Davide) risale fino in cima per vedere se per caso non è rimasto indietro, camminiamo 1 ora per raggiungere l’ingresso per vedere se per caso è lì ma non lo troviamo…e scatta un po’ di panico! Davide (santo) riparte alla ricerca con un cavallo senza successo (per di più scendendo gli rubano l’orologio dal polso…). Decidiamo quindi di aspettarlo all’ingresso del sito, mangiando in un baretto iper turistico, caro e abbastanza cattivo…ma il gruppo è il gruppo!! Finalmente il disperso si fa vivo e tiriamo tutti un sospiro di sollievo!!

La prossima tappa è il deserto del Wadi Rum dove arriviamo al tramonto. Dal campo base i beduini ci portano con le jeep fino al nostro campo tendato che è nel mezzo del deserto, ridossato ad una montagna in cui siamo da soli!!

La cena è nel campo tendato vicino dove i beduini hanno preparato il loro piatto tipico: sei polletti cotti in un tegame rovente sotto la sabbia.

Torniamo alle nostre tende, chiacchieriamo e beviamo tutta la sera intorno al fuoco sotto le stelle: amo essere così immersa nella natura!