Day 5 – Mount Batur e Uluwatu

La notte è molto molto breve quando ci si alza a mezzanotte e mezza ma naturalmente ho dormito abbastanza per rimanere sveglia come un grillo in macchina. La cosa bella è che non c’è traffico!

In un paio d’ore raggiungiamo il – così chiamato – Campo Base del Mont Batur, un vulcano di 1.700mt d’altezza. Ci danno una mini colazione, un caffè e una specie di crepe molto sottile con qualche fetttina di banana e ripartiamo in macchina. Il campo base (ancora di più mi fa ridere che gli abbiano dato questo nome) non è alle pendici del vulcano ma su un altro monte quindi saliamo e scendiamo per strade ripide fino ad arrivare veramente alle pendici del nostro vulcano. Fa freddo…sono felice di incominciare a camminare.

Siamo un piccolo gruppo di 5 italiani, tutti giovani e, forse per il freddo, forse per superare un gruppo di francesi, partiamo con un passo molto sostenuto, quasi di corsa. Dentro di me penso che ci schianteremo dopo 20 min…invece il gruppo tiene il passo, sorprendendo anche la guida. La strada che percorriamo è una via di mezzo fra un sentiero e una carrozzabile sterrata. Camminiamo con le torce in mano, ogni tanto passa un motorino o una moto da cross che trasporta in cima qualcuno che non riesce a camminare.

1h30 (invece di 2h previste) e 700mt di dislivello dopo siamo in vetta…l’alba è ancora lontana, ci sediamo ad aspettare. La guida ci porta pane e banana è una tazza di the fumante ma, nonostante abbia addosso una maglietta asciutta, un golf, una giacca ed il guscio, fa sempre più freddo ed, tremante, affitto (per 3€) una coperta da avvolgermi intorno. Ci sono anche qui tanti turisti (la guida dice un migliaio) ma per fortuna la nostra guida ci ha fatto fare la strada più ripida ma siamo saliti senza nessun’altra e arrivando presto abbiamo trovato un posticino ideale per goderci l’alba.

C’è una stellata perfetta con solo uno spicchietto di luna che permette di godersi lo spettacolo ancora meglio! Verso le 6 il cielo inizia a schiarire e intorno spuntano Monti, vulcani, un lago ed il mare! Come per il tramonto, il sole sorge molto rapidamente e nel giro di mezz’ora è già alto nel cielo e finalmente ci scalda. Il tempo era perfetto, qualche nuvoletta ha reso i colori ancora più accesi ed è sempre una grande emozione per me vedere l’alba.

Riprendiamo il sentiero e scendiamo a valle in meno di 1h. È ora di andarsi a riposare in spiaggia: la macchina punta a sud ed in poco più di 2h arriviamo alla punta più a sud di Bali, il promontorio di Uluwatu. La spiaggia di oggi si chiama Karma Kandara e appena metto il naso dentro alla porta del beach club capisco che sia una delle più belle spiagge che ho mai visto! Uluwatu è un promontorio alto sul mare con scogliere a picco sull’acqua. Infatti dall’ingresso a livello della strada, per arrivare alla spiaggia prendiamo una piccola funicolare che ci porta al livello del mare. La sabbia è bianca, l’acqua cristallina, il reef è a 200 mt dalla spiaggia e fa frangere le grandi onde dell’oceano rendendo l’acqua vicino alla spiaggia molto tranquilla e il bagno molto piacevole. Nonostante non arrivino le onde è pazzesca la corrente che si forma in vortici e ti sposta senza che neanche ci se ne accorga.

Passiamo la giornata in relax in questa meraviglia di posto. Per l’aperitivo ci spostiamo sulla punta più ad ovest del promontorio di Uluwatu, al Single Fin Bali, una terrazza a sbalzo su uno degli spot più amati dai surfisti di tutto il mondo (Uluwatu Beach). Nonostante una dispettosissima scimmia sia saltata sul bancone e mi abbia rubato il cocktail (e l’abbia scaraventato giù dal tetto!) ci godiamo un meraviglioso tramonto.

Day 4 – Nusa Penida

Dato che le ultime giornate sono state troppo poco “di scoperta” per i miei standard, oggi ho deciso di spingermi un po’ più in là ed andare a scoprire Nusa Penida, un isolotto abbastanza grande a sud est di Bali, conosciuto per i suoi faraglioni a picco sul mare e le sue spiagge bianche.

L’organizzazione è stata veramente facilissima: ho contattato via whatsapp ieri nel tardo pomeriggio Yande che organizza Bali Friend Tour chiedendo se avevano un day tour per Nusa Penida per l’indomani e in 15 min mi ha mandato il programma, il preventivo (80€ tutto incluso) e l’appuntamento con il driver che mi è venuto a prendere sotto casa alle 6.30.

Da Canggu al porto di Sanur sono circa 45 min di macchina (a quell’ora); una volta arrivati, il driver mi ha portato agli uffici della compagnia Axe Stone dove ho pagato il tour e ricevuto i biglietti per la speed boat. Lì ho iniziato a preoccuparmi per il numero di turisti che mi circondavano però devo ammettere che tutto il flusso è stato gestito con un’efficienza impressionante!

La speed boat in 35min ci ha portato sull’isola dove mi aspettava un altro driver, Putu, che è stato il mio compagno di avventure di oggi!

La prima tappa è stata la Angel’s Billabong, una piscina naturale rialzata rispetto al livello del mare che si insinua all’interno dei faraglioni e che si riempie quando arrivano le onde più grandi. Con il sole riflette dei colori stupendi e le rocce intorno sembrano proprio proteggerla.

Da lì, a piedi, ci si dirige alla Broken Beach. Ci = io e lo stuolo di persone che stanno facendo esattamente il mio giro con lo stampino! Chiedo a Putu se è sempre così e mi conferma che, tranne da febbraio a maggio, ovvero nella stagione delle piogge, il turismo è sempre molto forte, sopratutto dall’India (secondo lui circa 50% dei turisti), da altri paesi asiatici e dall’australi (10%). La Broken Beach è un bellissimo faraglione in cui si è aperto un arco che lascia entrare l’acqua e quindi anche qui si è creata una specie di piscina naturale. I “CI” fanno foto all’impazzata e anche Putu mi chiede se voglio qualche scatto: ho capito che fa proprio parte dei ruoli delle guide che praticamente hanno un master in fotografia su iPhone e si scambiano i consigli per le migliori angolazioni e le impostazioni dei diversi modelli di telefono…io, che rinomatamente aaaaaaamo farmi fotografare, rimango basita e ad ogni angolo devo fermarlo al centesimo scatto (e ora mi toccherà pure selezionare la meno peggio…cosa che forse odio più che farmele scattare!!)

All’uscita mi rendo conto che l’astuto Putu (non ho ancora capito come) è riuscito a farmi evitare una coda all’ingresso del parcheggio che ad occhio e croce durerà 1oretta! Lo ringrazio e ripartiamo (lentamente incolonnati con altre macchine) verso Kelingking, il posto in assoluto più spettacolare che abbia visto! Anche questo è un faraglione a picco sul mare che dicono abbia la forma di un T-Rex – ma ci vuole un po’ di immaginazione! Il faraglione è più chiaro di quelli di prima e sotto c’è una meravigliosa spiaggia bianca da cartolina!

Mangio dei noodles in un posto lungo la strada, incluso nel tour, diciamo che mi hanno tolto la fame, non di più! Ripartiamo verso nord. Le strade sono tutte molto strette, motivo per cui in molti punti si va a sensi di marcia alterni e si crea coda. Sono però anche molto belle perché costeggiate da canne di bambù votive, piegate e decorate, che servono per le cerimonie induiste (si chiamano Benjor) e tutto intorno è pieno di palme e di altri alberi.

Ultima tappa del tour è la Crystal Beach, una vera spiaggia da cui è possibile fare il bagno, con davanti dei faraglioni verdi che emergono dall’acqua (mi ricorda un po’ la Thailandia). Faccio giusto in tempo a mettere giù l’asciugamano e a fare due foto sperando di rilassarmi un po’ …che mi accorgo di non avere più la borsa con il passaporto. Mi parte il panico, recupero asciugamano e zaino e corro a cercare Putu: ci sono decine di driver che aspettano i loro clienti ma si sparge la voce in un attimo e tutti si attivano per aiutarmi. Trovo Putu e mi faccio accompagnare alla macchina: per fortuna, la borsa era solo scivolata sul lato del sedile ed era al sicuro!

Ora riesco a godermi la mia oretta di spiaggia e nuotate (la foto non rende giustizia al posto ma è stato il momento in cui mi sono resa conto di non avere più la borsa).

Alle 4 rientriamo al porto di Nusa Penida, riprendo la speed boat e rientro a Bali. A parte il gran numero di turisti, l’isola mi è piaciuta molto e consiglierei di dormirci una notte in modo da avere modo di andare anche nella parte est dell’isola, oltre che riuscire a visitare questi luoghi prima dell’arrivo dei daily Tours da Bali!

Bagnetto in piscina, cena rapida nel ristorantino davanti a casa e nanna che la sveglia è puntata a mezzanotte e mezza per partire per il trek dell’alba al monte Batur!

Day 3 – Seminyak

Bali, oltre che per il surf, è molto famosa per lo yoga. Stamattina inizio con una bellissima pratica di Hatha allo studio The Practice, nel centro di Canggu. La sessione è aperta a praticanti di tutti i livelli, è guidata molto bene ma non la consiglierei ad un principiante (ci sono classi dedicate). Pratichiamo in una grande stanza rotonda, aperta da un lato, sotto un enorme bellissimo tetto di paglia e dopo ci riposiamo nel giardinetto del centro.

Dopo una bella colazione vado alla scoperta di Seminyak. Il centro è un reticolato di stradine piene di bar, ristoranti, negozi di abbigliamento e arredamento (anche molto belli) e spa/centri massaggi…il tutto molto (forse troppo per i miei gusti) occidentalizzato. Per fortuna il tempo è un po’ nuvoloso ma appena escono due raggi di sole in queste stradine ci si scioglie.

Seconda coccola della giornata, uno splendido massaggio alla Jari Menari, una scuola professionale e centro massaggi. Il nome significa dita danzanti, sono tutti massaggiatori uomini e sono specializzati in massaggi decontratturanti e terapeutici. Le stanzette dei massaggi sono aperte sul giardino interno e arriva una piacevole brezza e il rumore dell’acqua che scorre. Un “perfect massage” da 90 minuti costa circa 35€…ce ne sono di più economici ma avendo fatto tanti massaggi nella mia vita, posso confermare che sono di super qualità!

Dopo un rapido pranzetto, parto per una bella passeggiata sulla spiaggia di Seminyak. C’è bassa marea quindi la spiaggia è molto ampia e si cammina bene sulla battigia. Dato che sulla spiaggia si affacciano ben poche strade carrozzabili e molti grandi hotel e resort (nei quali la gente sembra non gradire le onde dell’oceano, preferendo stare in piscina) ci sono interi tratti di spiaggia vuota! Questo la rende estremamente piacevole per una passeggiata. Camminando arrivo fino a Canggu (e mi accorgo di quanto in realtà siano vicine, sembrano distanti solo perché, per come sono fatte le strade, bisogna fare dei giri dell’oca e perché il traffico è mostruoso in questa stagione!)

Stasera missione tramonto: puntiamo la macchina verso sud e andiamo a mangiare pesce fresco con i piedi nella sabbia di Jimbaran. Qui ci si può godere un bel tramonto che finisce nel mare, illuminando il porticciolo dei pescatori. Bisogna ricordarsi due cose a questa latitudine: il sole scende velocissimo e presto (verso le 6)…quindi per godersi un bel tramonto non bisogna distrarsi! 🙂

Day 2 – Tanah Lot

Ho aperto gli occhi (incredula) 12h dopo averli chiusi e, dopo un tuffetto in piscina, ho fatto un giretto nei dintorni alla ricerca della colazione. Canggu è un posto turistico quindi si trova di tutto da mangiare ma è anche più difficile fare un’immersione nella cultura indonesiana. Questa mattina scelgo di iniziare con una colazione brasiliana, Acai bowl con frutta fresca e granola.

Durante il mio giretto mattutino, ho riassunto le cose che mi hanno colpito in questi primi due giorni:

– sembra che l’intera isola sia in costruzione, ci sono cantieri ovunque uno si giri…indice di un buono sviluppo ma anche rischio di snaturamento del luogo

– il traffico è un vero problema in questa zona: a tutte le ore, alcuni incroci chiave, bloccano la circolazione dell’intera area, anche se il problema non sembra di impossibile soluzione (forse una rotatoria invece di un vigile già semplificherebbe di molto). Inoltre, invece di un reticolo di strade, hanno costruito delle specie di pettini in cui, da una sola strada principale si accede a tutte le viettine laterali che sono senza sbocco. Per questo, spesso, per andare da un punto ad un altro, che in linea d’aria distano poche centinaia di metri, si devono percorrere diversi chilometri. Nonostante ciò i balinesi rimangono molto tranquilli e non strombazzano come in altri paesi.

– il numero di motorini in circolazione è enorme, alcuni incroci son un unico grande ingorgo di motorini. Lungo la strada, i motorini tendono a cercare di superare le macchine ma le strade sono molto strette quindi questi hanno occupato quello che dovrebbe essere il marciapiede e che invece diventa una corsia dedicata ai motorini (anche se spesso devono salire e scendere da gradini, evitare tombini aperti, superare buchi enormi,…)

– tutto (o quasi) ciò di cui potresti aver bisogno lo trovi su Grab, un’app locale su cui puoi trovare un taxi, un moto taxi, qualsiasi food delivery, un massaggio a domicilio, un biglietto per un evento…anche prima di arrivare, installare l’app e salvare la carta di credito sono un must!

Canggu è un posto di mare e una dei migliori passatempi qui è rilassarsi in riva all’oceano. Ci sono beach club di tutti tipi e per tutte le tasche (attenzione solo che in molti beach club c’è un minimo di spesa in consumazione). Noi scegliamo di passare qualche ora al The Lawn, che ha anche una bellissima piscina a sbalzo che guarda l’oceano. In acqua tantissimi ragazzi fanno surf. Quando si fa il bagno sempre attenzione alle onde perché possono essere molto forti e risucchiarci nel frangente.

Nel pomeriggio facciamo due visite: la prima ad una piantagione di caffè dove sono specializzati nella produzione di caffè Luwak. I chicchi di questo caffè sono ricavati in modo molto particolare: questo animale, il Luwak, che sembra un ermellino, sceglie di mangiare solo bacche di caffè perfettamente mature e di ottima qualità. Il frutto viene digerito ma il chicco fermenta dentro al suo intestino e viene poi defecato intero. Le feci vengono raccolte, fatte seccare e poi i chicchi lavati, spellati e arrostiti per 45 minuti. Dopo questo lungo processo vengono macinati e se ne ricava un caffè dal profumo intenso ma particolarmente dolce. Facciamo la degustazione di questo caffè anche di altri 15 caffè e té speciali di questa zona. Alcuni sono molto interessanti, altri un po’ troppo dolci per me che amo il caffè amaro, ma il Luwak coffee è davvero buono!

Con tutta questa caffeina in corpo, ci dirigiamo al Tanah Lot Temple, una delle attrazioni culturali più importanti di Bali. Ad essere onesti, questo tempio non è niente di spettacolare in sé, anzi non è neanche visitabile, ma sorge su un promontorio che durante il giorno è circondato dal mare e che verso l’ora del tramonto, grazie alla bassa marea, esce dall’acqua ed è raggiungibile a piedi. La cosa più particolare di questo luogo sono proprio queste rocce che emergono e gli archi di pietra che si tingono dei colori del tramonto. Il luogo è molto turistico ma basta camminare cinque minuti e ci si ritrova da soli su una spiaggia con la vista sul tempio illuminato dal sole.

La sera ci spostiamo a Seminyak e ceniamo in un bellissimo ristorante (Merah Putih) ricavato in una chiesa sconsacrata che serve cucina tipica indonesiana di grandissima qualità, davvero un’esperienza speciale!

Day 1 – Canggu

Le vacanze quest’anno sono state una vera e propria conquista: prima di nuovo qualche complicazione di salute, poi il mutuo – con tutte le sue peripezie – poi il trasloco, infine una bellissima – ma stancantissima – settimana al servizio dei più bisognosi alla mensa/servizio docce per i poveri, con influenza inclusa…insomma, il livello di stanchezza ha raggiunto vertici di una certa importanza!

Ieri mattina, ho preso un volo di Qatar Airways che mi ha portato prima a Doha e poi, dopo un breve scalo, a Denpasar, capitale dell’isola di Bali, in Indonesia! Sotto un piccolo recap di geografia per chi potrebbe piazzare Bali ugualmente nel Pacifico o nell’Atlantico (spoiler è nel Pacifico!).

I primi giorni starò nella zona di Canggu da un carissimo amico che ha una casetta qui.

Le zone di Seminyak e Canggu, a nord ovest della capitale Denpasar, sono le più turistiche. Si sono sviluppate soprattutto intorno all’ambiente del surf, sono piene di locali e ristoranti molto carino…ma nelle piccole e sgangherate strade che le collegano si genera un sacco di traffico quindi oggi abbiamo passato parecchio tempo fermi in macchina per cercare di spostarci.

Siamo stati in due posti molto carini: The Avocado Factory per pranzo, dove quasi tutti i piatti sono costruiti intorno all’ ingrediente avocado e La Brisa Bali dove abbiamo preso un aperitivo a bordo piscina con vista mare.

Oggi giornata di relax, domani iniziano i giretti…non vedo l’ora! 🤩

Day 9 – Bhaktapur e molto altro!

Ultimo giorno con il meraviglioso gruppo con cui ho condiviso un grande pezzo di questo viaggio incredibile!

Ci viene a prendere la bravissima guida che mi ha accompagnato alla scoperta di Patan e Kathmandu il primo giorno al mio arrivo: Dipendra.

Oggi abbiamo un programma molto intenso.

Per prima cosa ci rechiamo a Bhaktapur, che dista circa 45 min in macchina da Kathmandu.

Bhaktapur è detta museo vivente…e appena entrati nella città vecchia, capiamo subito perché. In ogni stradina ci sono antiche case con finestre e balconi in legno, ad ogni angolo tempietti conservati molto bene, ci sono i vecchi bagni pubblici ancora tutti decorati in pietra e soprattutto ci sono ben 4 piazze centrali con importanti tempi e monumenti.

Due di queste piazze sono anche famose per l’artigianato prodotto: in una l’incisione del legno, nell’altra la terracotta.

A differenza di Kathmandu, qui è tutto più tranquillo e silenzioso, c’è meno traffico, meno inquinamento, più spazio per l’uomo…e passerei l’intera giornata ad osservare la gente che lavora e che passa.

Forse è il posto in assoluto più bello che abbia visto in Nepal…ne rimango affascinata.

Prima di ripartire facciamo una sosta ad una importante scuola di pittura buddista, la Lama Thanka Painting School.

Qui ci mostrano e ci raccontano l’arte dei Thanka, le pitture sacre buddiste. “Than” vuol dire cotone e “Ka” pigmento. Questa tradizione viene dal Tibet ed ha origini nel 7/8 secolo.

Ci sono 4 disegni principali per i Thanka:

1. Kaal sacra mandala – mandala della pace, disegnato per la prima volta dal Dalai Lama

2. Il mandala della meditazione- disegnato dal Buddha

3. Il cerchio della vita – anch’esso disegnato dal Buddha

4. Il ciclo della storia di vita del Buddha

Per fare ciascun dipinto, anche quelli grandi come un palmo, ci vogliono settimane…fino ad arrivare ad anni di lavoro per i formati più grandi. In questa scuola vendono i lavori fatti dagli allievi base (che già per me sono sovraumani) e dagli allievi senior del master.

Non possiamo non tornare a casa con uno di questi pezzi d’arte!

La seconda tappa è il Pashupatinath Temple. Questo luogo di altissima sacralità per gli induisti, è uno dei simboli del Nepal. Qui, oltre ad esserci questo importante tempio, hanno luogo la maggior parte delle cremazioni dell’area di Kathmandu e tutti quelli che hanno i mezzi per farlo cercano di far cremare qui i loro cari.

Il rito si svolge in due tempi: prima i riti pre-crematori sulla riva del fiume di fronte al tempio, poi un breve corte funebre porta la salma su una delle pire allestite al di qua del ponte, sempre lungo il fiume sacro Bagmati (il corrispettivo del Gange per i nepalesi).

Assistiamo ad alcuni riti stando a rispettosa distanza dall’altra parte del fiume. Dipendra ci racconta molte cose sui riti e sulla fede nella reincarnazione dell’induismo. Sono nozioni fondamentali per riuscire a capire cosa sta succedendo davanti ai nostri occhi: per esempio il rogo viene appiccato sulla bocca del defunto come primo punto perche questa è considerata la parte più impura del nostro corpo e quindi la prima che deve essere purificata per una buona reincarnazione.

Intorno a questo luogo si riuniscono bràmini che compiono diverse celebrazioni, come per esempio quelle delle ricorrenze della morte dei propri genitori. Questi bràmini (forse più per afflusso turistico che per credenza locale) fanno la lettura della mano e alcuni di noi decidono di cimentarsi in questa esperienza. Ci sono inoltre dei “santoni”, molto agghindati, con cui – naturalmente a pagamento – si può fare una foto, e questa invece non me lascio scappare come ricordo di questo luogo così particolare ed emotivamente intenso.

Terza tappa: Boudhanath Stupa. Questo è uno dei più grandi stupa esistenti. È immenso, al centro di una piazza rotonda che gli fa da cornice. È anch’esso uno dei simboli del Nepal (si riconosce dalle 4 paia di occhi disegnate sui quattro lati della parte più alta dello stupa) ed è da secoli particolarmente venerato dai buddisti tibetani perché era un punto di preghiera e di richiesta di protezione per il viaggio lungo la via della seta.

Mangiamo in un ristorante sul tetto di uno dei palazzi che circondano la piazza in modo da avere una bellissima vista sullo stupa.

Dopo ci spostiamo in cima ad un altro palazzo (qui si entra in delle porticine e si salgono decine di scalini e su ogni piano si scopre un commercio diverso) dove siamo accolti dai ragazzi del Natural Healing Center. Qui scopriamo (o meglio io ri-scopro) la magia delle singing (o healing) bowls, quelle ciotole che suonano quando le si tocca. Si possono utilizzare sia per meditare sia, quelle di dimensioni maggiori, per terapie curative. Si possono colpire con delle specie di martelli coperti di feltro (tipo gong) oppure far suonare sfregando un legnetto coperto di pelle scamosciata sul bordo. I due suoni che emetterà la ciotola sono molto diversi. Le ciotole sono costruite da una mescola di 7 metalli diversi e quelle più pregiate sono forgiate durante le notti di luna piena. Facciamo una dimostrazione completa: dal vedere come ribolle l’acqua posta dentro alla ciotola quando vibra ai suoni sentiti quando ci mettono la ciotola sulla testa e la suonano alla sensazione delle vibrazioni quando la ciotola che vibra viene passata sopra o vicino al corpo. Anche questa seconda dimostrazione (come quella ricevuta a Patan il primo giorno) mi colpisce molto e decido di fare un investimento e comprarmene una curativa (chissà che non riesca a sconfiggere una volta per tutte la malattia che mi trascino da quasi 2 anni)!

Da ultimo, visitiamo il Jamchen Lhakhang Monastery, monastero buddista legato allo stupa. All’interno c’è una gigantesca statua dorata del Buddha e una altrettanto gigantesca ruota della preghiera.

Quarta tappa: ci spostiamo al Swayambhu Temple anche conosciuto come Monkey Temple dato il grandissimo numero di scimmie che popolano questo complesso di templi, stupa e architetture votive.

Questo complesso sorge in cima ad una collina e ci arriviamo proprio all’ora del tramonto…magico: sopra di noi uno stormo di aquile (apparentemente in Nepal persino le aquile girano in stormi, mica come in Valle d’Aosta che se ne vedi una è già un miracolo!) e sullo sfondo le montagne che circondano Kathmandu.

Per concludere questa giornata senza farci mancare nessuna local experience, facciamo una cooking class per imparare a cucinare I Mo-Mo: mai più senza!

Day 8 – Back to Kathmandu

Oggi giornata di trasferimento e shopping, ma non per questo senza emozioni…o meglio: “local experiences”!

Lasciamo Chitwan verso le 8.30 per non beccare troppo traffico e il viaggio sembra andare molto liscio (forse troppo). Ci fermiamo a pranzo alle 11.30 (stiamo prendendo gli orari locali) felici del non traffico. Ripartiamo ma, ad 1h30 da Kathmandu, dopo qualche rumore sinistro e una gran puzza di frizione…la cinghia del cambio decide di lasciarci. Ci fermiamo a bordo strada in un piccolo paesino.

L’aiuto autista, alias factotum, ci fa capire (livello di inglese basso basso se non nullo) che non c’è problema e che fra 10 minuti ripartiremo. Lui e l’autista iniziano a smontare il pulmino (ci rendiamo conto che fra noi e la strada c’è solo un piccolo strato di lamiera) e si mettono a trafficare.

Noi ne approfittiamo per vagare per questo paesino assolutamente originale e non toccato in alcun modo dai turisti, nonché molto povero.

Osserviamo le attività quotidiane dei bottegai: il sarto, il barbiere, l’elettricista, l’ortofrutta…tutto si svolge in delle specie di negozietti senza porta che si affacciano direttamente sulla strada.

Noi guardiamo loro ma loro sono altrettanto attratti da noi e ci guardano con occhioni curiosi o con un po’ di imbarazzo.

Dopo sooooolo 40 minuti (e al terzo tentativo) il cambio è come nuovo e ripartiamo per Kathmandu! L’abilità di queste persone a tirarsi fuori da qualsiasi situazione con le loro mani è qualcosa che noi occidentali abbiamo totalmente perso e che mi lascia sempre affascinata.

A Kathmandu ci prendiamo un paio d’ore per qualche acquisto di souvenir e regali. Naturalmente come prima cosa mi butto alla ricerca di un po’ di spezie da portare a casa: compro del curry, del sale homalayano, dei peperoncini nepalesi, del cumino, delle spezie per fare i momo (i ravioli che abbiamo mangiato tutti questi giorni, …

Poi cerco un po’ di abbigliamento tecnico sportivo. Dopo numerose ricerche, giungo alle seguenti conclusioni: i negozietti di Thamel vendono tutti prodotti molto simili, al 100% prodotti contraffatti, fabbricati in Cina o in Nepal, di cui non sono in grado di giudicare la qualità ma non sembra molto alta. Inoltre, il taglio dei prodotti (il fit) è quello asiatico quindi per esempio per me i pantaloni sono tutti troppi corti e troppo larghi! I prodotti originali sono venduti direttamente dai negozi monomarca (NorthFace, Marmot, Sherpa,…) che si trovano poco lontano ma che hanno prezzi solo circa 5/10% inferiori a ciò che troviamo in Europa. Non sono convinta e rinuncio a questa parte di acquisti.

Continuo i miei acquisti con dell’altro miele locale: amo il miele e ho letto da diverse fonti che il Nepal sta lavorando per sviluppare questo prodotto in quanto può essere un’ottima fonte di sostentamento per le famiglie, ha un grosso mercato potenziale in India e Cina e soprattutto potrebbe diventare un elemento di vitale importanza per l’equilibrio ambientale e climatico.

Compro qualche pashmina da regalare e dei quadernini fatti di carta riciclata e stampata a mano con delle tecniche tradizionali.

Non compro nessuna singing bowl…domani capirete perché!

La serata finisce con un attentato alla mia incolumità (sotto il phon che mi ha dato l’hotel per asciugarmi i capelli) e la nostra cena di addio (anzi sicuramente di arrivederci!) accompagnata da suonatori che suonano musiche tradizionali.

Per non farci mancare alcuna “local experience” andiamo a ballare nella discoteca più cool di Kathmandu, la 52esima (lo pubblicizzavano come se fossero la seconda!) discoteca più bella del mondo. La cosa più divertente è stata osservare le differenze delle dinamiche sociali rispetto alle nostre discoteche: uomini e donne hanno passato la serata a farsi video con noi (siamo sicuramente diventati delle star dei social nepalesi!), c’era gente di tutte le età (dai 18 ai 60 anni), vestiti in ogni modo (da vestiti di paillette con spacchi vertiginosi e tacchi a gente in felpa a uno che ballava con giubbotto, cappello e guanti da sci!!), sul mega schermo del DJ – oltre a delle grafiche fighe – passano messaggi di auguri per chi compie gli anni o festeggia un fidanzamento (con tanto di foto), si beve e si fuma al bancone del bar (ma c’è un sistema di aerazione talmente potente che non si sente quasi l’odore delle sigarette per fortuna) poi si torna a ballare, appena qualcuno fa qualcosa di sbagliato o si fa troppo pressante, viene puntato da un laser verde e redarguito dai buttafuori che sono in tutta la sala, appena qualcuno rovescia qualche goccia del cocktail arriva di corsa una signora con un moccio vileda e lava il pavimento facendosi largo fra la gente che balla.

E anche questa local experience ce la siamo portati a casa!

Day 7 – Chitwan

Sveglia all’alba (anzi ben prima: 5.30) e partenza. Anche oggi abbiamo un lungo trasferimento davanti a noi. Destinazione: parco nazionale di Chitwan.

Sembra che stiano costruendo tutte le strade del Nepal proprio sotto i nostri piedi…e non parlo dell’asfalto ma proprio del percorso della strada attraverso le montagne e sopra i fiumi. Oggi per ben 2 volte abbiamo dovuto spegnere il pulmino e aspettare che la scavatrice spostasse la montagna di sassi e terra che avevano depositato in mezzo alla carreggiata unica per costruire la seconda carreggiata. Quando si riparte, c’è la guerra al più veloce e al più piccolo che si infila fra due grossi camion o autobus. Il senso di marcia è una convenzione assolutamente teorica in questo paese: si usa quella più vuota. E se arriva qualcuno nel senso opposto?! Entrambi inchiodano e si aspetta che il flusso nel senso di marcia “giusto” lasci uno spazio all’”abusivo” di rientrare in carreggiata. Di solito, in questa frazione di tempo, qualche macchina piccola o moto approfitta e si butta in mezzo sfruttando il rallentamento dei mezzi più grossi creando giganteschi ingorghi che però si risolvono con qualche colpo di clacson e relativamente velocemente.

Dopo 5h30 di sballottamenti (e raschiate della marmitta su sassi e dossi) arriviamo in un’oasi di pace: un lodge ai margini del parco nazionale di Chitwan.

Dopo pranzo riesco a godermi mezz’ora di lettura al sole (prime pagine da quando ho messo piede in Nepal).

Partiamo poi per il safari in jeep. L’ambiente è molto diverso da quello dei Safari che ho fatto in Africa. La vegetazione è molto fitta, l’erba molto molto alta e offre un perfetto riparo agli animali, rendendo molto difficoltoso l’avvistamento. Inoltre fa freddo e questo fa venire poca voglia agli animali di muoversi anche solo per abbeverarsi (quanto li capisco ora!!).

Nonostante questo, riusciamo a vedere diversi rinoceronti, elefanti e coccodrilli, tantissimi cerbiatti e cervi, qualche scimmia e centinaia di specie diverse di uccelli.

Prima di cena, andiamo al centro della cultura Tharu, nella cittadina di Saurah, dove vediamo uno spettacolo di danze tradizionali della tribù locale. Alla fine dello spettacolo i danzatori ci invitano ad unirci a loro per un ballo finale tutti insieme.

Andando verso il ristorante mi fermo a comprare un miele molto speciale: è stato raccolto a mano da favi appesi a pareti verticali della montagna. La tecnica prevede che il raccoglitore stia aggrappato con i piedi ad una scala di liane appesa nel vuoto: una tecnica estremamente rischiosa ed a rischio di estinzione ma di grande tradizione (il National Geographic ne ha parlato qui).

A cena provo l’ultimo piatto nazionale nepalese che non avevo ancora provato: il Newari Khaja, il piatto dei festival e delle celebrazioni.

Day 6 – Annapurna e Pokhara

Dopo una notte gelata ma che più gelata non si può (non riuscivo neanche a prendere sonno da tanto ero congelata) finalmente (!) suona la sveglia (alle 5.30) per vedere l’alba…ma l’alba è in ritardo (o Google e i locali si sbagliano entrambi)…rimandiamo la sveglia un po’ di volte finché alle 6.30 inizia a fare chiaro. Sentiamo un grido, ci precipitiamo fuori…si vede l’Annapurna!!

Dopo pochi minuti appare il primo raggio di sole che illumina la cima e rapidamente la luce scende e bagna di rosa il nostro 8000!

È un’emozione fortissima dopo la lunga e agognata attesa!!

Ci godiamo il momento con una tazza di hot water and lemon (diventato un grande classico della vacanza) in mano per scaldarci.

Iniziamo la discesa che ci riporterà a Birethanti. Naturalmente ci aspetta una lunghissima serie di rampe di scalini…ma non solo: quasi alla fine del percorso a piedi, troviamo un lunghissimo ponte tibetano di 287 metri da attraversare!

Anche al ritorno attraversiamo gruppetti di case con Tea shops e guest houses. In alta stagione questo posto deve essere davvero affollato. Mi ritengo molto fortunata (e dopo il freddo di stanotte capisco perché!) ad essere venuta in un momento di bassa stagione per le grandi scalate.

Questo momento di maggiore tranquillità ci permette anche di goderci la bellezza di tanti gesti quotidiani degli abitanti di questi monti.

Dopo il ponte tibetano l’adrenalina non fa in tempo a scendere che si riparte con un viaggio in jeep su una strada a dire poco dissestata per cui fatichiamo a stare incollati ai sedili. Il viaggio in jeep dura la bellezza di 1h30…ma scrolloni a parte, almeno c’è un bel tepore.

Arrivati a Birethanti riprendiamo il nostro pulmino e torniamo a Pokhara.

Qui andiamo a vedere lo Shanti Stupa, ovvero il World Peace stupa. Dopo altri 10 minuti di scale (è il leit motiv del viaggio) arriviamo in cima. Purtroppo è tornata un po’ di foschia se no ci sarebbe una vista stupenda sulle montagne, ma vediamo il bel lago di Pokhara e la città dall’alto.

Scopriamo in questo momento che la guida che ci ha accompagnato in questi giorni è un monaco buddista quindi ci guida nel fare i giri di preghiera intorno allo stupa e ci chiede una intenzione per la pace da pregare tutti insieme.

Dopo un pranzo a base di momo (i tipici ravioli al vapore), ci coccoliamo con un massaggio Ayurveda, una lunga doccia bollente e un giretto per Pokhara prima di cena.

Day 5 – da Ghandruk a Chhomrong

La notte a 0 gradi senza riscaldamento e con acqua ghiacciata è impegnativa però abbiamo fatto una bellissima serata di capodanno con giochi e balli di gruppo (quando i nepalesi ci vedevano il controllo della cassa) che ci ha riscaldato e fatto iniziare bene l’anno!

Ci mettiamo in cammino. La tappa di oggi ci porta da Ghandruk a Chhomrong passando per Kimrong Khola per il pranzo.

Attraversiamo paesini montani, terrazzamenti coltivati, ponti tibetani, facciamo qualche pausa presso gli stupa a cui sono appese le bandierine buddhiste…ma soprattutto saliamo il corrispettivo di 176 piani di scale!

Unica nota negativa, il meteo non ci sta aiutando: c’è nebbia fitta, scura e bassa che ci nasconde la vista della mitica Annapurna! Speriamo di vederla domani, ultima chance!