Day 2 – Valparaìso

Oggi visitiamo Valparaíso, cittadina colorata sul mare a circa due ore a ovest di Santiago.

È ancora oggi il secondo porto del Cile, grazie alla sua posizione strategica, ma è stata sicuramente ancora più importante in passato: prima dell’apertura del Canale di Panama, tutte le merci che dall’Europa dovevano arrivare alla costa ovest degli Stati Uniti passavano di qui, doppiando Capo Horn.

Gli spagnoli arrivano su queste coste nel 1536, ma è nell’Ottocento che la città vive il suo primo, vero splendore. Dopo l’indipendenza del Cile, nel 1818, Valparaíso si trasforma nello scalo obbligato delle rotte commerciali via Capo Horn e diventa meta di una forte immigrazione europea — inglese, tedesca, francese, croata — di cui oggi si vedono ancora tracce evidentissime, nell’architettura, nei cognomi, persino nei cimiteri.

L’apertura del Canale di Panama nel 1914 cambia tutto: le navi non hanno più bisogno di doppiare il continente, e il traffico che per secoli aveva fatto la fortuna del porto si sposta altrove. Il colpo si aggrava con la crisi economica mondiale del 1929, che mette in ginocchio anche il commercio del nitrato su cui buona parte dell’economia locale si reggeva. Lo sviluppo industriale del Novecento compensa solo in parte quella battuta d’arresto.

Ma Valparaíso ha una capacità di reinventarsi che mi colpisce. Nel secolo scorso rinasce come capitale della street art e della cultura bohémien cilena, complice anche l’amore dichiarato di Pablo Neruda, che qui aveva una delle sue case. E nel 2003 il suo centro storico — quell’intrico di casette colorate aggrappate alle colline — viene dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.


Santiago, la nostra guida locale, ci porta su per le quattro colline che caratterizzano lo sviluppo di Valparaíso, anche se in realtà i cerros della città sono molti di più: si parla di oltre quaranta, ognuno con una propria identità e una propria storia.
Sulla prima troviamo tre cimiteri: i primi due si trovano uno davanti all’altro, costruiti a tre anni di distanza uno dall’altro, segno del grande sviluppo urbano dell’Ottocento. Uno cattolico, l’altro protestante, chiamato dei dissidenti, dove sono sepolti anche molti immigrati dell’epoca, soprattutto inglesi. Il cimitero dei dissidenti nasce perché all’epoca il cattolicesimo era religione di stato e i non cattolici non potevano essere sepolti nei camposanti ordinari: per circa trent’anni è stato l’unico luogo in tutto il Cile dove potevano trovare riposo protestanti, ortodossi o ebrei.



Sulla seconda collina si trova il carcere, attivo fino alla fine degli anni Novanta, che sotto il regime di Pinochet ha ospitato soprattutto prigionieri politici, spesso torturati o fatti sparire. Oggi l’edificio è stato recuperato e trasformato nel Parque Cultural de Valparaíso, un centro culturale che ospita mostre ed eventi, mantenendo però anche una funzione di memoria storica di quel periodo.

La terza e la quarta collina sono le colline residenziali, parte del patrimonio UNESCO. Sono una successione di casette colorate, in diversi stili europei: a volte nello stesso scorcio si vedono mansarde alla francese, balconi a sbalzo in stile tedesco e case coloniali inglesi.

Passeggiamo anche per il paseo Yugoslavo, un quartiere con alcuni grandi palazzi nobiliari di immigrati croati, che davano sfoggio così delle loro ricchezze.

Essendo tutta un saliscendi, Valparaíso è famosa anche per i suoi storici ascensori funicolari. Utilizziamo il più antico, l’Ascensor Concepción, inaugurato nel 1883 vicino al celebre orologio Turri: all’epoca funzionava con un contrappeso ad acqua, oggi è manovrato ancora manualmente da un operatore che aziona, accelera e frena la cabina di legno.

A differenza di Santiago, qui il cielo è azzurrissimo e il sole caldo: ci godiamo uno splendido pranzo in una terrazza vista mare prima di rientrare a Santiago.

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