Day 7 – La conquista dell’Argentina e Purmamarca

Dopo il volo per Santiago del Cile, ne prendiamo un secondo che ci porta a Buenos Aires, dove passiamo una notte lunga esattamente un’ora e trenta. Alle quattro ripartiamo per l’altro aeroporto della città e prendiamo un volo per il nord dell’Argentina, a Jujuy.

Arriviamo sotto una pioggerella fine, immersi nella nebbia. Conosciamo la nostra guida e ci dirigiamo verso Purmamarca.

Lungo la strada vediamo alcuni cimiteri di altura, di origine pre-inca, costruiti lontano dal fiume per non inquinarlo. Anche qui troviamo segni di un forte sincretismo religioso, tra il culto politeista degli Inca, arrivati in questa regione intorno al 1480, e il cattolicesimo portato dagli spagnoli, giunti in questa zona nella seconda metà del Cinquecento.

Percorriamo un tratto della Ruta Nacional 9, la strada che collega Buenos Aires al confine boliviano attraversando sette province argentine. È considerata un ramo della Panamericana, la rete di strade che collega il continente da un capo all’altro — un filo, per quanto indiretto, che lega questa valle a distanze impensabili.

Arriviamo nella cittadina di Purmamarca, molto vivace, anche se popolata soprattutto da turisti, e simile come struttura e colori a San Pedro. D’altronde, nonostante le dodici ore di viaggio, siamo solo a poche centinaia di chilometri dall’altra parte delle montagne.

Mangiamo in un posto tipico: per la prima volta assaggio il lama, cotto al fuoco su un grande spiedo all’aperto.

Dopo pranzo riprendiamo il pulmino e andiamo alle Salinas Grandes. Sono il secondo deserto salato più grande al mondo, con circa 6.000 km² di superficie, dopo il Salar de Uyuni in Bolivia (10.582 km²) e prima del Salar de Atacama (circa 3.000 km²) che abbiamo visitato nei giorni scorsi. Attraversiamo la cordigliera delle Ande orientali su un passo a 4.200 metri e ridiscendiamo alle Salinas, a 3.450 metri.

Arriviamo finalmente alle Salinas, sicuramente una delle tappe chiave di questo viaggio. Le nuvole non fanno brillare la superficie salata, ma il deserto è comunque impressionante. Ci fermiamo in mezzo al bianco e giochiamo un po’ con luce e prospettiva per delle belle foto. C’è un vento talmente forte che, quando ci mettiamo in equilibrio per gli scatti, rischiamo di essere buttati a terra. Per via dell’altitudine fa anche piuttosto freddo, ma onestamente, date le condizioni, mi sarei aspettata di peggio.

Torniamo a Purmamarca e ceniamo in un ristorante con tre ragazzi che suonano musica locale dal vivo, con strumenti tipici del posto.

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