Day 11 – Buenos Aires: part 2

Oggi tour guidato con una guida che parla italiano, e si parte con calma, davanti a un caffè. Il Café Tortoni, aperto nel 1858, è il locale storico per eccellenza di Buenos Aires: pareti di legno scuro, vetrate colorate, tavolini fitti. Poco distante c’è il Café London City, altro indirizzo storico della città.

Camminiamo lungo Avenida de Mayo e qui la guida comincia a raccontarci la storia di Buenos Aires. La città fu fondata nel 1580 da Juan de Garay – una seconda fondazione, perché il primo tentativo, nel 1536, era stato spazzato via dagli attacchi delle popolazioni indigene. Nel 1810 la Rivoluzione di Maggio segna l’inizio del percorso verso l’indipendenza, dichiarata poi il 9 luglio 1816 dal Congresso riunito a Tucumán.

Nella Plaza de Mayo, che sembra quasi una piazza francese dallo stile dei palazzi che la circondano, incontriamo la statua di Manuel Belgrano, comandante militare e ideatore della bandiera argentina, così come la zecca e la cattedrale.

La Cattedrale di Buenos Aires ha una storia architettonica stratificata: l’interno conserva impostazioni più antiche, ma la facciata attuale, in stile neoclassico con colonne che richiamano un tempio greco, risale ai primi decenni dell’Ottocento. All’interno si trova il Mausoleo di José de San Martín, l’altro grande comandante dell’indipendenza sudamericana.

Da lì raggiungiamo la Casa Rosada, sede del potere esecutivo. Qui i presidenti lavorano, ma non vivono: la residenza presidenziale è la Quinta de Olivos, a circa 20 km dal centro.

Visitiamo la Chiesa di San Francesco, e poco dopo la Chiesa di Santo Domingo, dove riposano i resti di Manuel Belgrano. All’interno sono conservate anche alcune bandiere che ricordano il suo ruolo di ideatore del vessillo nazionale.

Attraversiamo Monserrat e San Telmo, quartieri che un tempo erano tra i più ricchi della città. Con l’epidemia di colera prima e di febbre gialla poi, le famiglie benestanti si spostarono verso nord, nella zona che oggi è il quartiere di Palermo. San Telmo, rimasto vuoto, fu ripopolato dagli immigrati.

Per le strade di San Telmo ci sono le statue di Mafalda e di altri personaggi dei fumetti argentini. Passiamo anche dal rinomato Mercato di San Telmo, e nei negozietti di antiquariato tutto intorno.

La Boca era il quartiere dei lavoratori del porto, storicamente abitato da molti immigrati italiani. Un artista del quartiere decise di ridipingere le case con colori vivaci, dando vita a quello che oggi è uno degli scorci più fotografati della città. È un quartiere vivace, ed è anche il luogo di nascita dello stadio del Boca Juniors.

Lasciamo la guida ed entriamo per la visita allo stadio. Non ho mai avuto una grande passione per il calcio, ma questo è davvero un tempio, per gli argentini e più in generale per il calcio mondiale. Lo stadio è soprannominato “la Bombonera” per la sua forma, che ricorda una scatola di cioccolatini. Visitiamo il campo e il museo, dove sono custoditi i ricordi dei marcatori più importanti della storia del Boca e delle squadre e degli ospiti che sono passati di qui.

Andiamo a mangiare il classico choripán de chorizo (il nostro panino con la salamella) in un posto ruspante e molto tipico. Fa un freddo pungente, e solo ogni tanto esce qualche desiderato raggio di sole. Per riscaldarci prendiamo un taxi verso il Cimitero della Recoleta.

Qui sono sepolti alcuni dei personaggi più illustri della storia argentina. La struttura del cimitero ricorda un po’ quella del Monumentale, con grandi tombe monumentali e decorate.

Chiudiamo la giornata con un’esperienza bellissima in una sala da tango. Prima una lezione, che mi fa capire quanto mi manchi un po’ di sangue latino nelle vene per questo ballo. Poi abbiamo la fortuna di assistere all’esibizione di tre coppie di ballerini, reduci dai mondiali di tango. Incredibile.

Sono molto soddisfatta di questa esperienza sudamericana, e grata che nonostante tutti i disagi che hanno colpito la regione in queste ultime settimane – terremoti, tensioni civili, tanta neve e freddo – a noi sia andata estremamente bene. Mi resta la voglia di scoprire il resto dell’Argentina, in particolare tutta la zona della Patagonia. Chissà quando sarà il suo momento.

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