Arriviamo a Buenos Aires con un volo da Salta, al solito orario comodo che ci concede quattro ore di sonno. Fa freddino, più di quanto ci aspettassimo. Dopo aver lasciato i bagagli in hotel, iniziamo a scoprire la città, naturalmente partendo da un sostanzioso brunch.
Scegliamo un locale storico, uno dei celebri “bar notables” di Buenos Aires: si chiama Confitería Ideal. L’aspetto è ottimo — scale in marmo, vetrate d’epoca, un salone che sembra fermo nel tempo — anche se la qualità dei piatti è un po’ meno all’altezza. È comunque un cambio sostanziale rispetto ai posti tradizionali ma molto ruspanti che abbiamo trovato lungo il percorso fino ad oggi. Il locale apre nel 1912: qui si viene a bere il copetín del pomeriggio da più di un secolo, e al piano superiore si tengono ancora oggi lezioni e serate di tango, infatti sul marciapiede antistante c’è una rappresentazione dei passi base del tango su cui proviamo subito a metterci alla prova.



Dopo il brunch partiamo per il giro a piedi del centro. Primo punto d’appoggio, quasi obbligato: l’Obelisco. Sessantasette metri e mezzo di cemento bianco piantati all’incrocio tra Avenida Corrientes e Avenida 9 de Julio, una delle strade più larghe del mondo. Venne costruito nel 1936 per celebrare i quattrocento anni dalla prima fondazione della città da parte di Pedro de Mendoza, ed è curioso pensare che un monumento così identitario per Buenos Aires sia in realtà piuttosto giovane. Sorge sul luogo dove un tempo si trovava la chiesa di San Nicolás de Bari, demolita proprio per far spazio all’incrocio: è lì che, secondo la tradizione, fu issata per la prima volta la bandiera argentina in città.
Da lì ci spostiamo verso il Teatro Colón, il teatro d’opera della città, inaugurato il 25 maggio 1908 con un’Aida di Verdi, e che viene considerato tra i teatri con la migliore acustica al mondo — merito della sala a ferro di cavallo e dei materiali usati nella costruzione, pensati apposta per assorbire e restituire il suono in modo perfetto. Ci hanno cantato, nel corso di più di un secolo, alcuni dei nomi più importanti della lirica internazionale.


Proseguiamo fino a Plaza Lavalle, una delle piazze più verdi (ci sono degli alberi secolari incredibili!) e più cariche di storia del centro, con alberi enormi che fanno ombra ai palazzi di giustizia tutt’intorno. Su un lato si affaccia il Templo Libertad, la sinagoga più antica di Buenos Aires. La sua prima pietra fu posata nel 1897, ma l’edificio come lo vediamo oggi, in stile eclettico con richiami all’architettura bizantina, risale al 1932. È stata dichiarata monumento storico nazionale nel 2000 e nel corso degli anni ha ricevuto visite illustri, tra cui quella di Albert Einstein.




Una delle tappe più particolari è El Ateneo Grand Splendid, la libreria ricavata dentro un ex teatro. L’edificio apre nel 1919 come Teatro Gran Splendid: ci si tenevano opera, balletto, e più avanti fu tra i primi cinema argentini a proiettare film sonori. Nel 2000 viene convertito in libreria, mantenendo intatti il palco (oggi un caffè), i palchi laterali (oggi angoli di lettura) e la cupola affrescata da un artista italo-argentino. Camminare tra gli scaffali con lo sguardo che continua a cadere sul soffitto dipinto è un’esperienza che da sola vale la deviazione.



Chiudiamo il pomeriggio a Palermo, nella zona di Plaza Serrano — che i porteños chiamano anche Plaza Cortázar, in omaggio allo scrittore Julio Cortázar. Ci perdiamo un po’ tra le vie intorno, dove ogni muro sembra essere stato conquistato da un murale diverso: ritratti iperrealistici, scene di attivismo sociale, omaggi letterari. È uno dei quartieri dove lo street art di Buenos Aires si concentra di più, cresciuto negli anni grazie a un atteggiamento piuttosto permissivo della città verso gli artisti, che spesso devono chiedere il permesso solo al proprietario del muro e non alle autorità.






Ci fermiamo per un aperitivo proprio in Plaza Serrano, seduti a un tavolino a guardare la piazza che si anima piano piano, tra chi rientra dal lavoro e chi esce per la serata.
A cena ci concediamo una parrillada superlativa al ristorante Revire Brasas Bravas: asado argentino, filetto, chorizo, sanguinaccio e interiora, il tutto annaffiato da una riserva di Cabernet Sauvignon e Malbec.

