Stamattina era in programma la salita ai geyser del Tatio, ma la neve caduta nella notte ce lo impedisce. Cambiamo programma e ci dirigiamo verso la Valle dell’Arcoíris, la Valle della Luna.
Lungo il tragitto la nostra guida Ana ci racconta la storia geologica di questa zona. Tre catene montuose corrono parallele dal mare verso l’interno: la Cordillera de la Costa, la più antica (circa 110 milioni di anni); la Cordillera Domeyko, quella centrale (circa 90 milioni di anni); le Ande, la più recente delle tre (circa 75 milioni di anni).
Milioni di anni fa, al di là delle Ande – ancora basse – passava un’umidità carica di sali, che veniva poi bloccata dalla catena del Domeyko. L’umidità evaporava, ma i sali minerali restavano: è così che si è formato il Salar de Atacama. Quando le Ande si sono sollevate, hanno schiacciato la parte finale del salar ormai secco, dando origine alle montagne di sale che si vedono lungo la strada.




Ana ci parla poi della situazione religiosa della zona. Qui il cattolicesimo è dominante ma convive con i credo tradizionali, in un sincretismo molto aperto: preti e sciamani partecipano insieme ai momenti chiave di entrambe le tradizioni. Nelle feste religiose, come quella di San Pietro e Paolo, gli sciamani non lavorano; nei riti sciamanici più importanti, i preti sono sempre presenti.
Un’altra festa fondamentale è il carnevale che, nato come festa pagana in Occidente, qui è diventato una celebrazione religiosa. Durante il carnevale precedente viene identificata una persona, l’alférez, che nel carnevale successivo ha il compito di offrire cibo e bevande a chiunque si presenti a casa sua, nel patio. È un modo per guadagnarsi il favore della comunità e ambire a ruoli pubblici di rilievo, come quello di sindaco.
Altre festività importanti sono il Capodanno, che qui coincide con San Giovanni (24 giugno, la notte più lunga dell’anno), e il mese di agosto, dedicato alla Pachamama, la madre terra: il primo del mese si fanno offerte all’alba, perché segna la fine dell’inverno – il peggio è passato.
Valle dell’Arcoíris. Facciamo un bel trekking in questa valle ricchissima di formazioni rocciose dai colori diversi: il verde di clorite ed epidoto, il rosso dell’argilla ferrosa, il bianco di sale e gesso.






Nel pomeriggio andiamo alla Valle della Luna, che deve il suo nome al padre gesuita Gustavo Le Paige, che condusse ricerche archeologiche in questa zona a metà del Novecento. Fu sempre lui a battezzare, poco distante, la Valle di Marte – diventata poi popolarmente “Valle della Morte” per un fraintendimento linguistico dello stesso padre.
La valle è un intreccio di formazioni rocciose di sale e gesso, in cui si insinuano dune di sabbia. Ci addentriamo a piedi: c’è un vento da non stare in piedi…ma è davvero spettacolare.




Al rientro ci fermiamo per l’aperitivo davanti a un altro tramonto sui vulcani dell’Atacama. I tramonti di San Pedro mi resteranno nel cuore.


Alle 22.30, dopo una cena a base di polpo alla griglia, partiamo per la serata astronomica – un must assoluto di questo luogo. È speciale per il pochissimo inquinamento luminoso, la bassissima umidità e l’altitudine, che avvicinano ancora di più alle stelle.
Siamo sdraiati nel buio più totale, a -5 gradi percepiti, mentre un ragazzo ci racconta le leggende delle costellazioni. Ma io riesco a pensare solo all’immensità di questo cielo, che non avevo mai sentito così vicino e luminoso. La Via Lattea sembra un fiume in cui potrei tuffarmi. Vedo la stella cadente più bella della mia vita, immensa, con una sfera arancione bruciante.
Osserviamo anche alcune nebulose e Saturno al telescopio, e scattiamo fotografie con la Via Lattea sullo sfondo.


